Si capisce

9 Novembre 2009

Atti linguistici

Durante gli anni ‘50 del secolo scorso si smise di considerare il linguaggio come semplice veicolo di contenuti e si cominciò a vederlo come azione a sé stante: una frase non venne più considerata solo come espressione di verità o falsità ma anche come atto compiuto da colui che la pronuncia.

Anzi, non “un atto”: tre. Le azioni che il linguaggio permette di eseguire sono:

  • produrre il segno linguistico: dire, urlare, sussurrare, scrivere…
  • perseguire uno o più intenti comunicativi: chiedere, ordinare, costringere…
  • perseguire un risultato “reale”: ottenere X, far fare Y, compiere un rito (come ad esempio sposare due persone)…

La costruzione dell’enunciato è detta “atto locutorio“; l’attribuzione di un’intenzione all’enunciato è detta “atto illocutorio“; la ricerca di un effetto sull’interlocutore per tramite dell’enunciato è detto “atto perlocutorio“.
Ogni forma comunicativa può dunque essere analizzata nelle sue tre componenti:

  • il lessico e/o la grammatica (la forma di una data espressione linguistica)
  • la semantica (il senso e lo scopo di una data espressione linguistica)
  • la funzione pragmatica (gli obiettivi di chi formula una data espressione linguistica)

Questi ultimi tre punti, dunque, corrispondono a tre settori della linguistica computazionale, disciplina che cerca il modo per analizzare (e formalizzare) in automatico lessico e grammatica, semantica, piani e intenzioni dell’utente.

 

Altri articoli in cui ho affrontato gli atti linguistici e sulla pragmatica linguistica:

5 Novembre 2009

Disclaimer: questo articolo veicola abbondante vituperio.

Archiviato in: facetiae — Samuel Zarbock @ 6:00 am
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Colpevole di non averlo fatto prima (ma felice di poterlo fare ora) pubblico e pubblicizzo una campagna di sensibilizzazione lanciata da Don Zauker (e se non sapete chi sia, vuol dire che vi dovete quantomeno abbonare al Vernacoliere). Ovviamente quello che segue è uno scherzo, e altrettanto ovviamente contiene improperi e parolacce di ogni tipo (e dialetto).

Detto questo, buona lettura.

Cari amici, gentili sodali, fie,

come si sa, il lazzo e la celia ci sono necessari per sopportare le piccole amarezze quotidiane. Ma c’è un tempo per divertirsi e uno per ragionare seriamente. Oggi si fa presto a puntare il dito e criticare, talvolta anche a ragione, ma in pochissimi si è disposti a mettersi in gioco in prima persona e impegnarsi credendoci, nel tentativo di cambiare le cose. E a questo proposito, a più d’un anno di distanza dalla prima iniziativa, ci facciamo ancora una volta promotori di una nuova Campagna di Sensibilizzazione.

[...]

Da troppo tempo – complice una televisione massificante e alcune trasmissioni del cazzo delle reti Mediaset in particolare – la lingua italiana è VITUPERATA da ignobili lemmi collocabili indiscutibilmente nell’area d’influenza della città di Milano.

Capita di assistere – non senza sgomento – a terrificanti eventi come un pisano che osa pronunciare “Guarda quella che belle tette che ha”, invece del ben più regolamentare “Badalì che popo’ di puppe che cià leilì!”; livornesi o fiorentini che si abbandonano a un agghiacciante “vai a cagare” invece di “vai a caà” (o, in alternativa, “vai a pigliallo ner culo”).

E così la diffusione virale di mostri orribili creati da romani o siciliani che dicono culattone invece di FROCIO o IARRUSO, veneti o napoletani che dicono figa invece di MONA o PUCCHIACCA, e via dicendo, con queste e altre catastrofi da era post-atomica (o post-”Drive in”).

BASTA, CAZZO!

Da oggi cominciamo la DEMILANESIZZAZIONE DELLA LINGUA ITALIANA! Scendiamo in strada e torniamo a sbandierare allegramente le nostre origini! Mai più la vergogna di ammettere di annichilirsi dai rasponi invece di squallide pippe, o di farsi una bella trombata invece di una misera scopata.
Basta con la sudditanza di un lessico nei confronti d’un altro: il milanese NON E’ L’ITALIANO, NON E’ PIU’ RAFFINATO, NON E’ PIU’ CORRETTO, E OLTRETUTTO FA CAA’!

Quindi, da oggi i non lombardi facciano il possibile per bandire dal proprio linguaggio orrori come:

  • figa/figo/figata
  • scopare/ciulare
  • vai a/fa cagare
  • rompere le/stare sulle balle
  • farsi/essere una pippa
  • tette
  • pirla
  • culattone
  • fare una roba

e reimpossessiamoci delle nostre belle seghe e maniglioni; chiaviamo o trombiamo tope, sorche, fregne, potte, fesse, sticchi; diamo dello stronzolo, cugghiuni, fracicone, cap’ ‘e minchia!

MAREMMANI! SALENTINI! CIOCIARI! IRPINI! BARBARICINI! SICULI! LUCANI, GIULIANI E TUTTI GLI ALTRI AMARI, UNIAMOCI NEL COMUNE INTENTO E GRIDIAMO IN CORO:

PIPPA UNA SEGA!

Per un’Italia più civile.

3 Novembre 2009

Cmq nn ne posso +

Ho quarant’anni, accidenti, il che significa che ho frequentato le superiori più di vent’anni fa.
E questo significa anche che già vent’anni fa ho visto usare dai miei compagni (ad esempio sulle pagine della Smemoranda) la “k” al posto delle “c” (occlusiva velare sorda), la “x” al posto di “per” (in parole come “perché” o “perfetto”), le varie “c“, “d” o “6” al posto di particelle e parole con lo stesso suono: “ci”, “di”, “sei”… eccetera.
Non è roba nuova, per me come per i miei compagni di allora, leggere messaggi del tipo “xé nn c 6 +??“. Vent’anni.

Ovviamente, la comodità di un simile codice comunicativo ne ha permesso la conservazione quando si è trattato di utilizzare sistemi di instant messaging quali ad esempio le chat: anzi, la tendenza ad abbreviare il più possibile ogni messaggio ha portato ad acronimi e sincopi molto interessanti.

Solo che la chat non ha avuto immediata diffusione popolare, cosa che invece è successa per i telefoni cellulari, sui quali è stato implementato il protocollo di comunicazione che ha dato vita agli SMS. Questi sì, che si sono diffusi in fretta, dando ai giornalisti una cosa in più di cui lamentarsi.
Io personalmente resto basito quando leggo articoli in cui si stigmatizza l’italiano degli SMS. Accidenti, state parlando di una cosa che ha perlomeno vent’anni di vita, e non è mica detto che non fosse roba vecchia già allora… L’italiano degli SMS non esiste, perché quel codice comunicativo ha ben altra storia: quindi di che cosa state parlando?

Molto emo, molti SMS

Molto emo, molti SMS

E perché quel codice comunicativo dovrebbe essere causa di una presunta diffusione dell’ignoranza linguistica tra i giovani? Ne siamo stati esposti tutti, i miei compagni di allora e io, senza che si verificassero i tanto paventati effetti negativi (oddio, forse nel mio caso sì, ma io non faccio testo): non è che quindi stiamo sbagliando i termini della questione?

Io ho l’impressione che spesso faccia comodo (migliora la tiratura? tappa un buco di eventi o di idee?) difendere l’italiano nella sua forma più pura. O, meglio, postulare una forma pura per l’italiano (che è quella che il giornalista parlava da giovane, immagino) e poi andare a caccia di tutte quelle differenze che la “sporcano”.

Peccato che questa difesa spasmodica dell’italiano non sia una battaglia nata di questi tempi. E che non infastidisca solo me. Scriveva l’Abate Giovanni Romani di Casalmaggiore nel 1826, più di centottant’anni fa, nella sua “Teorica della lingua italiana”:

[...] spero che gli odierni letterati, che sotto ai nomi di Puristi, Toscanisti, Cruscanti, Trecentisti, coltivano con tanto fervore e con tanto zelo il linguaggio affettivo, non vorranno imputare a mio biasimo, o delitto, se, in forza del particolare prefissomi scopo, sarò sovente costretto di deviare dalle grammaticali loro regole, tratte quasi sempre dalla sola autorità, o da una non ragionata consuetudine, e di adottare de’ vocaboli e nuove maniere di dire, che non sono reperibili nel venerato codice della Crusca, ma peraltro per analogia formate da radici e da formole italiane.

Centottant’anni sono passati, niente è cambiato. Per essere corretti, infine, sottolineo come non sia vero che l’Accademia della Crusca si ponga a baluardo di ogni possibile mutamento nella lingua italiana: non a priori, quantomeno. Si pensi ad esempio a cosa scrive Luca Serianni, del cui approccio all’evoluzione della lingua sono un vero fan.

28 Ottobre 2009

Passa all’ala! Quale? Quella a Est!

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Avrebbero dovuto dirmelo prima: io ho un senso dell’orientamento pessimo, e forse questo trucco mi sarebbe venuto comodo.

http://edge.org/3rd_culture/boroditsky09/boroditsky09_index.html

Il popolo dei Kuuk Thaayorre, aborigeni del nord Australia, non indica posizioni spaziali in senso relativo rispetto a chi parla (“destra”, “sinistra”, “davanti”, “dietro”), bensì utilizza le direzioni cardinali assolute (“nord”, “sud”, “est”, “ovest”).

Questo significa che se a tavola chiedete il sale e il vostro interlocutore non lo sa individuare, potreste aiutarlo dicendogli che sta a nord-nordest.

Ovviamente in questo modo i Kuuk Thaayorre sono abituati sin da subito a sapere esattamente dove si trovano e a individuare i punti cardinali come se niente fosse. Per questo motivo si sanno orientare in ambienti sconosciuti o all’interno di abitazioni dove non sono mai stati prima.

Il linguaggio ha forzato alcune abilità mentali?
Abillità che sarebbero a loro volta rientrate nel linguaggio colloquiale, perché il loro modo di salutare, ad esempio, consiste nel chiedere “dove vai?”. E l’altro risponde: “a nord”, oppure “sud-sudovest, nella breve distanza”…
Voglio dire, per come mi so orientare io, non saprei nemmeno rispondere ad un saluto.

Altri articoli su come la lingua rispecchi forti differenze concettuali e culturali rispetto a quanto siamo abituati a pensare noi:
http://sicapisce.wordpress.com/2009/06/29/non-dormire-ci-sono-serpenti-ovvero-buona-notte/
http://sicapisce.wordpress.com/2009/09/29/con-le-spalle-al-futuro/

26 Ottobre 2009

Prospettive evoluzioniste

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Douglas Adams ha moderato nel 1998 una discussione tra Richard Dawkins, Daniel Dennett, Steven Pinker e Jared Diamond a proposito della possibilità di adottare principi evoluzionistici e spiegazioni darwiniane in ambiti differenti dalla biologia, quali ad esempio cosmologia, linguistica e psicologia.

Trovate dettagli sui singoli partecipanti qui:

Douglas Adams: http://www.youtube.com/watch?v=msAF_MDYWNE

Richard Dawkins: http://www.youtube.com/watch?v=jdBOb9tQjNU

Daniel Dennett: http://www.youtube.com/watch?v=psBwnE0ByUw

Stephen Pinker: http://www.youtube.com/watch?v=LVrb5ClvDho

Jared Diamond: http://www.youtube.com/watch?v=IV_P1VGqMBo

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