Piccola parentesi anglofona sponsorizzata dal blogger 403: dal suo articolo http://403.splinder.com/ post/ 23524260/ coppie-che-un-tempo-confondevo traggo questa parte qui, che parla di parole.
In italia, a partire dai giornalisti, si fa un sacco di confusione tra questi due modi di dire che ci arrivano dritti dritti dagli stati uniti e, in particolare, dal movimento per i diritti di gay e lesbche. Ora, farebbe figo dire che a farmi chiarezza tra le due locuzioni fosse stato un amico gay, o un’amica lesbica, o entrambi, ma – in realtà – è stato un amico parecchio etero (e neanche troppo tempo fa).
Si tratta sempre di rivelare l’omosessualità di qualcuno, ma nel primo caso (ignorantemente stra-usato a cazzo dai nostri giornalisti) non si tratta della propria omosessualità ma di quella di un altro che NON vuole che questa venga resa nota. L’outing è un controverso strumento di lotta dei movimenti lgbt, in particolare è spesso usato come mezzo di ritorsione nei confronti di quei politici ufficialmente contrari ai diritti degli omosessuali e, in segreto, omosessuali loro stessi. Parlare di “outing” quando qualcuno confessa la propria omosessualità è sbagliato, in quel caso bisogna dire “coming out”.
Naturalemente questo vale anche per l’uso in senso lato del termine, è scorretto dire “farò outing: andavo pazzo per i dischi dei Duran Duran”… per fare davvero outing devi rivelare che a qualcun altro andava pazzo per i dischi dei Duran Duran.Non è neanche difficilissimo da ricordare se si sa l’inglese, partiamo dal fatto che un gay (o una lesbica) che non ammette pubblicamente la propria omosessualità è detto “closet gay” ossia un gay nascosto nell’armadio. Quando decide di rendere pubblica la cosa si esce fuori dall’armadio si fa quindi “coming out” (“to come out” in inglese vuol dire uscire) mentre se vuole tirare fuori qualcuno a forza da quell’armadio si fa “outing” (da un ipotetico verbo “to out” inventato per la bisogna).
Quindi, la recente notizia che tiziano ferro ha dichiarato la propria omosessualità è il coming out del cantante e non l’outing (“outing” sarebbe stato se un suo amante avesse rivelato il segreto alla stampa a sua insaputa). Ho fatto un piccolo esperimento per vedere se qualche giornalista del Corriere o di Repubblica ha fatto cenno alla cosa col termine sbagliato.
Qui i risultati per il Corriere.it
Qui quelli per Repubblica.itAllegria!
In italiano il coming out potrebbe essere reso con
- confessione (se si vuole porre l’accento su di un’iniziale riluttanza)
- confidenza (se l’accento è sull’intimità dell’atto)
- palesamento (che brutto)
- rivelazione (e che sarà mai…)
- svelamento (apocalisse!)
Insomma, niente che mi soddisfi. Altre idee?
Janlu
12 novembre 2010
In realtà penso che l’espressione derivi dalla canzone I’m Coming Out di Diana Ross, che viene cantata a squarciagola da tutti i miei consimili perché DISCO ’70, glam, stonewall eccetera. Credo che si tratti della stessa figura retorica (o evocazione compulsiva) che mi fa cantare Papa Don’t Preach ogni volta che salgo degli scalini (è un casino, non posso farne a meno).
Comunque la mia proposta per un termine italiano del concetto è: “annunciazio’ annunciazio’!” (col gesto del cucchiaino che picchietta sul bicchiere alla tavolata di natale)
Janlu
Samuel Zarbock
12 novembre 2010
Fantastiquo! Alla tavolata di Natale!!
Ottima scelta dei tempi e del contesto, direi… :)
Terrò conto della tua proposta e la integrerò nel post :)
Abbraccen.
andrea 403
14 novembre 2010
Lo sai che l’amico parecchio etero che mi ha chiarito la differenza tra le due locuzioni, neanche troppo tempo fa, è lo stesso che ci ha presentati? È così…
La wiki per “outing” riporta la traduzione colloquiale “sputtanamento”, per “coming out” non suggerisce nulla… perifrasticamente si potrebbe rendere con “uscire allo scoperto” che mantiene l’idea originale del saltar fuori da qualcosa (però anche “annunciazio’ annunciazio’!” la vedo bene, specie per i titoli di giornale “Tiziano Ferro ha fatto annunciazio’!”).
(rispetto a Diana Ross secondo me Janlu scambia l’effetto con la causa, ma con l’etimologie di ‘sti termini gergali non si puoi mai dire : )