Vi segnalo un articolo di Finzioni (http://www.finzionimagazine.it/news/attualita-news/wordpharmacy-il-potere-terapeutico-delle-parole) su WordPharmacy, saggio sul potere taumaturgico delle parole:
Non sempre mangiarsi le parole è un male, anzi a volte può essere terapeutico.
Morten Søndergaard, scrittore e artista danese, pensa che il linguaggio sia come una pillola: “(…) si consuma e incide sulla nostra concezione della realtà influenzando il nostro modo di muoverci nel mondo”.
Per rendere l’idea, Søndergaard ha pensato di accompagnare la pubblicazione di Wordpharmacy, il suo recente saggio sul potere taumaturgico del linguaggio, all’installazione concreta di una “farmacia delle parole”, con tanto di medicine.
[...]
Maggiori informazioni sul “libro” Wordpharmacy le trovate qui:
http://www.wordpharmacy.com/Start..html
Ilaria
13 marzo 2012
Del resto, la parola è pharmakon come qualsiasi altra forma espressiva; pensiamo ai segni dipinti (primissima forma di espressione umana, addirittura antecedente alla parola) e alla loro evoluzione in arte: sempre più spesso si sente parlare di arte-terapia e a questo proposito mi permetto di segnalare un mio articolo su una recente mostra di arte-outsider:
http://www.storytellinglab.org/OS/news/acrobatica-mente-artistica-mente-narrativa-mente.html
Forse ogni atto di comunicazione, in ogni sua forma ha in sé un principio attivo maieutico e curativo, che permette di percorrere l’iter terapeutico del “conosci te stesso”, per sentirsi finalmente, come direbbe la Bertelè: “liberi di guarire”.
Forse, non per caso, semiotica e semeiotica sono parole che si assomigliano :)