Si capisce

7 ottobre 2009

Le figure retoriche in pubblicità

Questo è uno degli argomenti per i quali più spesso i motori di ricerca conducono propri utenti a questo blog. In ordine decrescente di frequenza i lettori cercano

Grazie, motori di ricerca. Peccato però che per l’ultimo argomento io non abbia ancora scritto alcunché, se non giusto uno sterile elenco di figure retoriche (peraltro ancora da sistemare). Questo significa che ci sono numerose persone che vengono mandate qui e che non trovano ciò che cercano.
Rimedio qui di seguito.

Piccola nota preliminare.
Il linguaggio della pubblicità si rivolge e si adegua a target molto diversi tra di loro, dotandosi quindi di numerosi codici linguistici. Si pensi alle comunicazioni cosiddette di mass market, che vogliono trasmettere all’interno di un unico messaggio le condizioni dell’offerta, i tempi dell’offerta e i costi: il messaggio verrà costruito in un modo molto diverso rispetto a quelle comunicazioni che si rivolgono invece al mercato del lusso (dove spesso non esistono claim, si pubblicizza solamente il brand e si evoca un approccio alla vita, un modello esistenziale).
Questa ricchezza di codici linguistici non trova riscontro nel mio elenco di figure retoriche, dove non si fa invece alcuna distinzione tra target, mercati di riferimento o altre discriminanti. Ciò che trovate qui di seguito NON è quindi una categorizzazione del linguaggio pubblicitario, bensì quello che dice il titolo: un elenco delle figure retoriche che sono riuscito a trovare in alcuni slogan.

Quasi tutti gli esempi sono presi da Wikiquote.

La pubblicità attinge a piene mani dalle figure retoriche

La pubblicità attinge a piene mani dalle figure retoriche

Le figure retoriche usate negli slogan e nei claim pubblicitari.

1 di 4: la ripetizione.

Le figure retoriche che implicano una ripetizione sono utilizzate in pubblicità quando anche il prodotto o il brand viene enunciato: il presupposto di base è che la continua reiterazione di un suono, di uno slogan o di un pensiero possa imprimere nella memoria dello spettatore anche il nome del prodotto o della marca che vi si accompagna.
Come per ogni figura retorica, la ripetizione si può ottenere a livello di suono, di parola o di pensiero.

Ripetizione di uno o più suoni o sillabe.

  • rima (terminare ogni frase con lo stesso suono che va dall’ultima sillaba accentata alla fine della frase).
    • Ava, come lava (Ava, detersivi).
    • Candy sa come si fa (Candy, elettrodomestici).
    • L’analcolico biondo che fa impazzire il mondo (Campari, bevande).
  • allitterazione (cominciare due o più parole consecutive con lo stesso suono ripetuto)
    • Arte, armonie, atmosfere (Missoni, abbigliamento).
    • Ceres, c’è (Ceres, birra).
    • Bella morbidona, mi fai fare un giro? (Carena, arredamento)
    • Ci sono cose che non hanno prezzo, per tutto il resto c’è Mastercard (Mastercard, carte di credito).

Ripetizione di una o più parole o strutture di frase.

  • anafora (cominciare ogni frase con la stessa parola ripetuta), epistrofe o epifora (terminare ogni frase con la stessa parola ripetuta), e complexio o simploche o conexio o communio (fusione di anafora ed epistrofe)
    • Più lo mandi giù, più ti tira su (Lavazza, caffè).
    • Avvicinarsi conta, tutto conta (Panasonic, elettronica).
  • epanalessi o geminatio (ripetere due volte un’espressione all’interno della stessa frase in sostituzione di un superlativo o per accrescere l’intensità di un verbo o di un sostantivo)
    • Piano piano, buono buono (Maina, dolciumi).
    • Se qualcuno ruba un fiore per te, sotto sotto c’è Impulse (Unilever, deodoranti).
  • anadiplosi (ripetere all’inizio di un segmento della frase quegli elementi che concludono il segmento precedente)
    • Il Natale quando arriva arriva (Motta, dolciumi).
  • pleonasmo (ripetere un pronome o un’espressione che non aggiunge niente alla frase )
    • Noi della Rex, noi ci abbiamo pensato (Rex, elettrodomestici).
    • Kimbo, a me… me piace (Gigi Proietti per Kimbo, caffè).

Ripetizione di uno o più significati e concetti.

  • climax (disporre parole e frasi secondo una gradazione semantica in crescita; quando le parole sono sinonimi tra di loro il senso di crescita è affidato non al significato quanto al suono)
    • Altissima. Purissima. Levissima (Levissima, acque).
    • Veste, riveste, traveste (Coverella, copridivani).
  • reiterazione (ripetere lo stesso concetto con altre parole. Introdotta di frequente da cioè, in altre parole, ovvero…)

2 di 4: la contrapposizione.

Consiste nel combinare all’interno della stessa espressione due elementi che sono immagine speculare uno dell’altro. Alla prossima voce affronteremo quelle figure retoriche in cui uno dei due elementi contrapposti non viene espresso (e deve essere ricostruito dallo spettatore); qui sono incluse invece solamente le figure retoriche che mostrano sia l’elemento specchiato che l’elemento specchiante.

Contrapposizione tra suoni.

  • paronomasia o paronimia (ripetere due parole dal suono simile ma dal significato diverso. È detto anche bisticcio di parole o gioco di parole. L’annominazione è una versione della paronomasia dove viene ripetuta una stessa radice etimologica)
    • Fiesta ti tenta tre volte tanto (Ferrero, dolciumi).

Contrapposizione tra parole e nella struttura della frase.

  • isocolon (comporre una frase con due elementi identici per struttura sintattica, ampiezza e metrica)
    • Compri tre, paghi due (slogan utilizzato in numerosi supermercati).
    • Provare per credere (Aiazzone, mobili).
    • Più lo mandi giù, più ti tira su (Lavazza, caffè).
    • Nè unti, nè punti (Johnson, repellenti per insetti).
  • diafora (ripetere due parole identiche modificandone o amplificandone il senso)
    • Non ci vuole un pennello grande ma un grande pennello (Cinghiale, pennellli)
  • contradictio in adiecto (accostare un attributo e un sostantivo incompatibili tra di loro; per la sola sfera sensoriale si parla di sinestesia)
    • L’originale dal gusto ovale (Averna, liquori).

Contrapposizione tra concettti.

  • commutatio o permutatio (gli anglofoni lo chiamano antimetabole: invertire l’ordine di due elementi all’interno di due frasi consecutive ottenendo significati speculari)
    • Qualità senza risparmio o risparmio senza qualità? (Sole, detersivi)
  • antitesi (contrapporre tra loro due idee contrastanti)
    • Sei raggiungibile ovunque, hai tutte le risposte, puoi comunicare con tutti: ma sei ancora capace di perderti? (Nissan, automobili)
    • La fine dell’armadietto. L’inizio della fantasia (Desalto, arredamenti).
  • ossimoro (contrapporre tra loro due idee incompatibili)
    • Un caldo inverno (Singapore Airlines, linee aeree).

3 di 4: la sostituzione.

E’ il destinatario del messaggio che lo deve aggiustare in modo da ricostruirne l’intenzione originale e il contenuto. Funziona anche proponendo un’immagine speculare a ciò che si desidera comunicare, senza però fornire anche l’elemento specchiato, che dev’essere invece ricostruito dallo spettatore e sostituito a quanto invece espresso.

Sostituzione del suono.

  • paronomasia o paronimia (di due parole dal suono simile ma dal significato diverso, utilizzarne solamente una: si veda la paronimia così com’è stata trattata nel caso della contrapposizione)
    • Delicata a te (Panna, acque).
    • I migliori anni della nostra vite (Zonin,vini).
    • La birra che birrei (Dreher, birra).

Sostituzione di parole o di strutture di frase.

  • frase nominale (simile all’ellissi e utilizzata nel linguaggio giornalistico: sopprimere il sintagma verbale per trasferirne il contenuto ad un sintagma nominale)
  • domanda retorica (porre una domanda che non rappresenta una richiesta di informazione ma che implica invece una risposta predeterminata e implicita nella domanda stessa; in questo tipo di slogan lo spettatore è portato a sostituire la domanda con la risposta)
    • Che mondo sarebbe, senza Nutella? (Ferrero, dolciumi)
    • Che cosa vuoi di più dalla vita? Un Lucano (dove alla domanda retorica viene invece data ua risposta; Lucano, liquori).
  • sineddoche (usare in senso figurato una parola indicando la parte per il tutto, il tutto per la parte, il genere per la specie, la specie per il genere, il singolare per il plurale e il plurale per il singolare).
    • Gillette, la grande innamorata della vostra pelle (dove pelle sta per tutto il viso; Gillette, rasoi)

Sostituzione di concetti.

  • ironia o antifrasi (affermare qualcosa che significa il contrario di ciò che si vuole intendere ma rendendo percepibile la vera intenzione)
    • Virgilio, il bello di internet (in contrapposizione all’immagine di un anziano tutt’altro che bello; Virgilio, portale Web)
  • litote (dare un giudizio negandone il contrario)
    • La siringa niente male (Artsana, cosmetica)
  • metafora Si ha quando, al termine che normalmente occuperebbe il posto nella frase, se ne sostituisce un altro la cui “essenza” o funzione va a sovrapporsi a quella del termine originario creando, così, immagini di forte carica espressiva. Differisce dalla similitudine per l’assenza di avverbi di paragone o locuzioni avverbiali (“come“).
    • Metti un tigre nel motore (Esso, carburanti).
    • Ditelo con i fiori (Wheeler).
  • iperbole (esagerare la descrizione della realtà. Un’iperbole che prende la forma di paradosso è l’adynaton)
    • Impera ovunque quale rimedio sovrano contro le malattie da raffreddamento (Aspirina, medicinale).
  • understatement (opposto dell’iperbole: sminuire la descrizione della realtà ricorrendo ad espressioni per difetto; tanto tipico dell’umorismo inglese da ottenere il proprio nome dalla lingua inglese invece che dal greco)

4 di 4: la coesistenza di più significati.

Il contesto in cui viene utilizzata un’espressione ne rende ambiguo il significato, ovvero leggibile in più di un modo. Se la sostituzione diceva una cosa per intenderne un’altra (ed era poi il destinatario a dover effettuare lo scambio), nel caso della coesistenza si dice una cosa per intenderne due (ed è poi il destinatario a dover sviluppare le implicazioni, che rimangono vive entrambe nella sua memoria).

Ambiguità per opposizione: ironia (una componente del messaggio pubblicitario trasmette il contrario di ciò che il messaggio nel suo insieme vuole intendere – la parte sbagliata della strada) e paradosso (nella stessa frase appare una negazione di sé stessa – questa foto non ha avuto bisogno di una macchina fotografica).

Ambiguità per somiglianza: metafora e paronomasia (dove però le due componenti dal significato diverso non vengono proposte entrambe, ed è l’utente a dovere ricostruire quella mancante).

  • Ogni giorno in tutto il mondo aumentano gli investimenti. Non c’è più rispetto per i pedoni (Somedia, trading).
  • Per le donne il calcio è di rigore (Caltrate, integratori alimentari).
  • Scusa, ma come fai a leggere al buio? – Ho fatto le scuole serali (Aldo Giovanni e Giacomo per Wind, telefonia).

Per qualsiasi dubbio, suggerimento o slogan da aggiungere, commentate liberamente: io integrerò il post.

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30 marzo 2009

Le più antiche parole italiane – M, N, O

Archiviato in: etimologie — Samuel Zarbock @ 6:03 am
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Definizione, etimologia e data di prima apparizione delle più antiche parole italiane attualmente ancora in uso. I lemmi in arancione hanno subito trasformazioni semantiche per le quali il termine ha assunto con il tempo un significato diverso da quello originario.

maceria. Esteso accumulo di rovine di uno o più edifici crollati o abbattuti.
Dal latino maceria, ‘muro rustico di cinta innalzato senza calce’, derivato da un tema *macos di etimologia incerta e collegato al greco másso, ‘io impasto’, al greco magís, ‘l’impasto’ e all’antico sassone maken, ‘costruire’. Secolo XII.

malaugurato. Caratterizzato da circostanze avverse o destinato ad avere conseguenze funeste.
Composto da mal- e augurato, participio passato di augurare. Secolo XII.

malvestito. Di persona i cui abiti denotano una penosa indigenza oppure trascuratezza e trasandatezza, o anche cattivo gusto e ineleganza.
Composto da mal- e vestito. Prima metà secolo XII.

mangiare. Ingerire sostanze alimentari solide o semisolide a scopo di sostentamento, masticando e deglutendo.
Dal francese antico mangier, dal latino manducare, derivazione di mandĕre, ‘masticare’. Secolo XII.

martirio. L’unica forma accettata di sacrificio della vita poiché compiuta in nome della fede.
Dal latino cristiano martyrium, dal greco martýrion, ‘testimonianza’. Secoli XI-XII.

maso. Nelle parlate della zona alpina orientale, proprietà fondiaria (masseria o abitazione) connessa con l’allevamento del bestiame.
Latino medievale mansum, ‘dimora’. Fine secolo XII.

menda. Difetto non grave e facilmente rimediabile, dovuto per lo più a inavvertenza.
Dal latino menda, plurale collettivo di mendum, ‘magagna, imperfezione’. Secolo XII.

mendicare. Chiedere l’elemosina.
Dal latino mendicare, derivazione di mendicus, ‘mendico, povero’. Secolo XII.

mensa.  La tavola approntata per la consumazione del pasto.
Dal latino mensa, ‘focaccia su cui disporre le offerte agli dei’, della stessa radice di metīri, ‘misurare’. Dalla radice indoeuropea *me presente anche nel greco metis, ‘accortezza, prudenza’, nel latino mensis, ‘mese lunare’ (nel senso di misuratore dell’anno), nel sanscrito mânsa, ‘tempo’, gotico mena, ‘luna’, antico alto tedesco mâno, ‘luna’ e persiano maneg, ‘luna’. Appare nel secolo XII.

mirra. Gommoresina che scorre in gocce gialle oleose dalla corteccia di alcune piante Burseracee.
Dal greco mýrrha, voce di origine semitica con lo stesso significato: si veda l’ebraico mâr, ‘mirra’ e l’aramaico murr, ‘amaro’. Secoli XII e XIII.

mogliera. Moglie: forma arcaica che sopravvive tuttora in qualche dialetto, talvolta adoperata nel linguaggio comune in tono scherzoso o spregiativo.
Latino volgare *muljèrem, classico mulĭer muliĕris. Prima metà secolo XII.

noia. Senso o motivo di malessere interiore, connesso a una prolungata condizione di uniformità e monotonia e talvolta associato a impazienza, irritazione, disgusto; senso di avvilimento psicologico derivante da mancanza d’interessi o da passiva indifferenza nei confronti della vita.
Dal provenzale enoja, derivazione di enojar, latino tardo inodiare, ‘avere in odio’, derivazione di odium, ‘odio’ (ma anche ‘fastidio, molestia’). Appare per la prima volta nel secolo XII.

noioso. Che costituisce motivo insistente di disagio.
Dal provenzale enojos, latino tardo inodiosus, derivazione di odium, ‘odio’. Secolo XII.

nostro.  Corrisponde al pronome personale di prima persona plurale ‘noi’.
Latino nostrum, derivazione di nos, ‘noi’. Secolo XII.

numerabile. Suscettibile di numerazione o di calcolo.
Dal latino numerabĭlis, derivazione di numerare, ‘numerare’. Secolo XII.

oggi. Sia come avverbio sia come sostantivo, il giorno (o il tempo) presente.
Latino hodie. Secolo XII.

oltremisura. Eccessivamente (con un senso di straordinarietà o di eccezionalità).
Composto di oltre e misura. Secolo XII.

onde.  In senso spaziale indica provenienza.
Latino unde, ‘da dove’. Secolo XII.

onta. Grave motivo di vergogna o di offesa.
Dal francese antico honte, dal francone *haunitha. Secolo XII.

orare. Recitare le orazioni, pregare.
Dal latino orare, ‘parlare’, derivazione di os oris, ‘bocca’, che nel latino cristiano acquistò il significato di ‘pregare’.  Seconda metà secolo XII.

orazione. Preghiera rivolta a Dio, alla Vergine o ai Santi nell’ambito di una pratica devota.
Dal latino oratio -onis (‘discorso’ nel latino classico, ‘preghiera’ in quello cristiano), derivazione di orare: ‘parlare’, poi ‘pregare’. Secolo XII.

orfano. Il minorenne che ha perduto uno o entrambi i genitori.
Dal latino tardo orphǎnus, dal greco orphanós, connesso col latino orbus, ‘privo’. Secolo XII.

orfico. Relativo a Orfeo, con riferimento al movimento religioso dell’antica Grecia che va sotto il nome di orfismo.
Appare nel secolo XII.

18 marzo 2009

Le più antiche parole italiane – I, L

Archiviato in: etimologie — Samuel Zarbock @ 6:07 am
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Le più antiche parole italiane attualmente ancora in uso: sesto post.
I lemmi in arancione hanno subito trasformazioni semantiche per le quali il termine ha assunto con il tempo un significato diverso da quello originario.

increscere. Risultare spiacevole, noioso o molesto. Causare contrarietà o fastidio.
Latino increscĕre, derivazione di crescĕre, col prefisso in-. Sec. XII.

indizio. Elemento sufficiente a fornire un valido orientamento per un’analisi.
Dal latino indicium, derivazione di index -ĭcis, ‘indice’. Sec. XII.

innamoramento. Concepimento della passione amorosa.
Derivazione di innamorare. Sec. XII.

innamorare. Attrarre nella sfera della passione amorosa o di una superiore esperienza di ammirazione e dedizione.
Derivazione di amore, col prefisso in-. Sec. XII.

investire. Immettere con atto solenne nel possesso di qualcosa, conferire ufficialmente la facoltà di esercitare determinati diritti o di svolgere un certo mandato (anche con la prep. di).
Dal latino investire, che nel latino classico aveva significato di ‘rivestire, circondare’ e in quello medievale ‘mettere in possesso d’una dignità’. Sec. XII.

lagna. Insistente ripetizione, in tono lamentoso e piagnucoloso, di parole o frasi.
Derivazione di lagnarsi. Sec. XII.

leggero. Limitato di peso, come dato qualitativo o funzionale, riferibile direttamente all’oggetto o alla persona, ma talvolta anche a elementi caratteristici complementari o reciprocamente pertinenti.
Dal francese antico legier, dal latino volgare *leviarium, derivazione di lĕvis, ’leggero’. Sec. XII.

legname. Insieme di pezzi di legno tagliati e utilizzabili per lo più come materiale da costruzione o da lavoro.
Derivazione di legno. Sec. XII.

lena. Il respiro o il fiato, specialmente in quanto suscettibile di modificarsi col moto o di significare la capacità stessa di produrre uno sforzo intenso e continuato.
Derivazione di alena, per aferesi. Sec. XII.

lenza. Filo flessibile e resistente alla cui estremità viene applicato l’amo per la pesca.
Latino volgare *lentĕa, plurale di lintĕum, neutro sostantivato di lintĕus, ‘di lino’. Sec. XII.

lenzuolo. Ciascuno dei due teli di vario tessuto che si dispongono sul letto, uno a contatto del materasso e l’altro sopra.
Latino linteŏlum, diminutivo di lintĕum, neutro sostantivato di lintĕus, ‘di lino’. Nella variante lenzol dal sec. XII.

levita. Nell’Antico Testamento, nome degli appartenenti alla tribù di Levi, tra i quali venivano scelti i ministri del tempio.
Dal latino tardo Levita, dal greco leueítēs e leuítēs, a loro volta dall’ebraico Lēwî, ‘Levi’. Secc. XII e XIII.

loco. ‘In quel luogo’ o anche ‘in questo luogo’, là o qua, coi verbi di stato.
Latino illoc, ‘là’, incrociato con loco, ablativo singolare di locus. Seconda metà sec. XII.

31 dicembre 2008

Edizione straordinaria: integrazione ai miei primi 64 post

Archiviato in: facetiae — Samuel Zarbock @ 11:59 pm
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Questo è un messaggio registrato. Io sono da qualche parte in vacanza; oppure no: ad ogni modo non sono qui.
Ho pianificato la pubblicazione di questo post perché il 31 Dicembre si butta via tutto ciò che è vecchio, e la stessa cosa la voglio fare io con i post che ho scritto nel 2008.

Guardando tra le chiavi di ricerca delle persone che arrivano a questo mio blog scopro che alcuni argomenti che ho trattato non sono del tutto conclusi… Mancano dei pezzi, ci si fanno domande cui non dò risposta, e insomma ci sono persone che arrivano qui cercando quasi quello che ho scritto, ma non del tutto.
Ecco perché ora, in questo mio sessantacinquesimo post, voglio integrare, finire e buttare via, una volta per tutte, i miei primi 64 post.

Tra gli argomenti più seguiti ci sono di sicuro le formule magiche di Merseburgo… Ci siete arrivati in modi più o meno simili:

  • antiche formule di magia
  • brevi formule magiche
  • canti litanie formule magiche
  • esempi di antichi scongiuri
  • formule di scongiuro
  • formule magiche (di Merseburgo)
  • formule magiche in latino (e inglese)
  • (incantesimi di) Merseburgo

Forse dovrei ampliare un poco quelle righe che ho dedicato alle formule di Merseburgo (e magari tradurre finalmente la “magia del fare” che Merlino utilizza nel film “Excalibur”): mi sembra che ve lo meritiate. Forse lo farò.
Ci sono tuttavia alcune ricerche che hanno a che fare con l’argomento formula magica ma che vanno un po’ al di là del semplice interesse linguistico. Vediamo se posso esservi utile in qualche modo.

  • Formula magica vera per avere la magia
    Ma scusa… se non hai la magia, come fai a “far funzionare” la formula magica per avere la magia? Vedi alla voce autoreferenzialità
  • Formule di incatesimi in lingue magiche
    Interessante. Una lingua magica, dedicata esclusivamente a incantesimi e scongiuri… Ma se così fosse, qualsiasi frase sarebbe già di per sé una magia. Cosa succederebbe se chiedessi “passami il sale” in una simile lingua?
  • Le formule magiche si dicono in latino?
    Se sei Harry Potter immagino di sì: negli altri casi le pronunci nella tua lingua. Altrimenti le forze della natura che ti stanno attorno non ti capiscono mica.
    A parte gli scherzi: questa è una domanda seria. Il fatto che noi si possieda (alcune) formule magiche in latino è dovuto al fatto che sino ad un certo momento gli scribi dei vari monasteri erano “autorizzati” a (tra)scrivere solamente contenuti espressi in latino. Le formule magiche di Merseburgo, come tutte le prime attestazioni dei vari dialetti volgari, sono una notevole eccezione. Quindi la risposta è no: ma gli scriptoria monastici hanno fatto sì che le poche testimonianze pagane sopravvissute fossero in latino.
  • Parola magica per ottenere tutto
    Io la so: ma te la dico solo se mi dirai la parola magica per ottenere la parola magica con cui ottenere tutto. E poiché la parola magica per ottenere la parola magica con cui ottenere tutto ti permette di ottenere tutto, le due parole magiche coincidono…
  • Rituali per (o “su”, o “di”) Freyja
    Ecco, questo è molto interessante: Freyja è una divinità femminile norrena (ovvero relativa a Norvegia e Islanda in età vichinga) solitamente associata all’amore e alla guerra (sì: le due cose insieme) e particolarmente esperta nelle arti magiche (nella seconda formula di Merseburgo l’insuccesso dell’incantesimo di Freyja serve ad esaltare ulteriormente il successo di Wodan, Odino). Rituali dedicati a Freyja possono essere legati alla fertilità come alla morte (lei guiderà durante il Ragnarök metà dei guerrieri caduti: l’altra metà è di Odino).
    Ho cercato un poco in rete, e alcuni rituali legati a Freyja vengono illustrati alla pagina http://it.wikipedia.org/wiki/Blòt, della quale però non mi sento di garantire il rigore…

E fin qui per l’argomento magia.
Poi incontro numerosissime ricerche che riguardano il tempo: io ne ho effettivamente trattato un aspetto davvero di nicchia (la rappresentazione delle espressioni temporali in una modalità formale che possa essere manipolata da un computer), mentre chi capita qui chiede cose un poco differenti.

  • Calendario settimana numero
  • 1 minuto in ore come si esprime?
  • Come si indicano i millesimi di secondo
  • Espressione temporale mezzogiorno
  • Mese come unità di misura

In questi casi temo di essere poco utile: vediamo se, concludendo il discorso del formalismo, riesco a contribuire anche a qualcuna delle vostre ricerce.

Anche l’elenco delle parole italiane più antiche ha attirato numerosi visitatori e, conseguentemente, generato domande che lo estendano: per lo più vengono ricercate le parole italiane caratterizzate da una certa origine (gotica, francese, greca, latina, germanica…). Credo che potrei fare dei post, su questi argomenti: utilizzando le etimologie proposte dal Devoto-Oli posso filtrare tutte le voci etimologiche che presentano una data origine e comporre così dei “vocabolari trasversali“. Badate bene: non è un proposito per il nuovo anno… è che potrei farlo.
Chissà se lo farò.

Poi mi arrivano alcune richieste di etimologie: io utilizzo il Devoto-Oli, come dicevo poc’anzi, ma qualsiasi versione alternativa è non solo benaccetta, ma anche augurabile.

  • etimologia di anglicizzare
    E’ un verbo derivato nel 1902 dall’aggettivo “anglico”, che a sua volta appare nel XVII secolo ad indicare tutto ciò che è riferito alla popolazione degli Angli.
  • etimologia di Balcani
    Balkan‘ è parola turca per “monte”.
  • etimologia di bora
    Nel 1858 appare per la prima volta questa forma veneta del latino borĕa, che a sua volta deriva dal greco boréas, nome di un vento di nord e di nord-est.
  • etimologia di bonaccia e malacia
    Latino volgare *bonacia, rifacimento su malacia, ormai erroneamente interpretato come derivazione di malus anziché del greco malakía, ‘calma’. Secolo XIV.
  • etimologia (e significato) di bracconiere
    Cacciatore di frodo (dove “frodo” deriva dal verbo frodare: sottrarre alla verifica delle guardie doganali o, più in generale, al pagamento delle imposte). Bracconiere deriva dal francese braconnier, derivazione di braconner, ‘cacciare col bracco’. Appare prima del 1884.
  • etimologia di consommé
    Parola francese per il brodo ristretto. Propriamente, “consumato”. Secolo XVIII.
  • etimologia di cursore
    Dal latino cursor -oris, derivazione di currĕre, ‘correre’; sarebbe potuta essere la parola italiana per “corridore” se non fosse che per questa è stata utilizzata la forma *curritorem, in latino volgare, al posto del corrispettivo classico. Secolo XIV.
  • etimologia di disfemismo
    E’ la figura retorica opposta all’eufemismo: si sostituisce una parola gradevole o affettuosa con un’altra più sgradevole (senza però dare un’impressione ostile). E’ un classico apostrofare i (propri) bambini vivaci come “mascalzoni” o “birbanti”; Cesare Pavese scrive “ragazze tutte in coppietta col loro vigliacco” (per ‘innamorato’); molti di voi scrivono in chat piccole provocazioni accostate a smile che ne rivelano la vera intenzione. Appare prima del 1950 e deriva da eufemismo con cambio di prefisso. Eufemismo, a sua volta, discende dal greco euphēmismós, derivazione di euphēmízō: ‘dico parole di buon augurio‘.
  • etimologia di frammento
    Dal latino fragmentum, derivazione di frangĕre, ‘rompere’. Inizio secolo XIV.
  • etimologia di grisbì
    Ladro. Ma anche refurtiva, malloppo. Probabilmente derivazione di gris, ‘grigio’, con allusione al colore della moneta. 1963.
  • etimologia di peonia
    Dal latino paeonia, dal greco paiōnía, femminile dell’aggettivo paiōnios, ’salutare’, perché le radici erano usate in medicina. Secolo XIV.
  • etimologia di “poc’anzi”
    Latino antĕa, ‘avanti’, in senso modale oltre che temporale. Fine secolo XII.
  • etimologia di referente
    1.  Che ha il compito di riferire. Dal lat. refĕrens -entis, participio presente di referre, ‘riferire’. 1872.
    2. In linguistica, ‘ciò cui ci si riferisce’ e cioè l’entità extralinguistica alla quale fa riferimento il termine linguistico, elaborata e definita come ’significato’: è opposto a ‘referendo’. Dall’inglese referent, adattamento dal latino refĕrens -entis (vedi sopra). 1959.
  • etimologia di rito
    Discende direttamente dal latino ritus -us; appare prima del 1306.
  • etimologia del nome Samuel
    Questa la so. E’ un nome biblico, in ebraico si pronuncia “shmue’l” e significa “Dio ha ascoltato”. E’ il nome del profeta che unse re il pastorello David. Trova un simpatico corrispettivo in Ismaele, che significa invece “Dio ascolti”.
  • etimologia di sopperire
    Deriva da ’supplire’, che a sua volta è dal latino supplēre, ‘completare’. Prime attestazioni nel XIV secolo.
  • etimologia di tutari (o stutari)
    Tutte le forme dialettali di questo tipo con il significato di “spegnere” derivano dal latino tutare, derivazione di tutus, ’sicuro’, col prefisso a(d)-: quindi, “assicurare”. Per l’origine del francese “uccidere” dal latino tutare si veda il mio post sugli eufemismi relativi alla morte.

Il singolo post sulle paure ha catturato l’attenzione di molti: è salito subito in cima all’elenco dei più visitati e risulta assai ricercato anche tramite i motori di ricerca. Il che mi attribuisce una responsabilità che non immaginavo, soprattutto quando il lettore capita su questo blog cercando una cura ad una certa fobia (“come si cura la misofobia / la basofobia / la repulsione per i peli” eccetera).
Sappiate allora che trattandosi di disturbi psichici le fobie possono essere curate mediante l’aiuto di uno psicologo; spesso è sufficiente chiedere il parere del proprio medico di famiglia per contattarne uno in maniera sufficientemente discreta.

Esempi di figure retoriche in pubblicità. Ora io non so se è un argomento che possa risvegliare davvero così tanto interesse: non è che avevate un compito in classe da fare e siete finiti tutti qui?! :) Ma se così fosse: in quanti siete, in quella classe?!
Pare difatti che l’utilizzo delle figure retoriche nella pubblicità sia un tema parecchio gettonato. Potrei estendere il post sulle figure retoriche fornendo esempi e precisazioni tratti da questo specifico campo.
Ho detto potrei… Vedremo che cosa succederà.

L’ipertesto non ha mai fine. Elenco qui quegli argomenti che cercate più spesso e che vi fa capitare da queste parti… Purtroppo tali argomenti sono stati da me poco più che sfiorati nei miei post, e talvolta persino solo di sfuggita: ma è bello sapere in che ambito semantico siamo finiti… Io sono queste cose qui (o, per meglio dire, queste cose qui mi circondano):

  • Differenza tabù linguistico eufemismo
  • Archimede e il paradosso del bugiardo
  • Artemide iperborei
  • Arge e Opis
  • Carmina Pindaro iperborei
  • “Damaste di Sigeo” (oppure “Damaste storico”)
  • Ecateo di Abdeta
  • Ecateo di Mileto
  • “Portare a termine” proz
  • Luciano Revelli
  • invertire l’ordine delle date wordpress
  • “Il cobra” Rettore significato (o ricerche tipo “il cobra non è un serpente” significa)
  • Calcoli di espressioni numeri negativi
  • Che cosa è un atto locutorio (o illocutorio o perlocutorio: anche “scopi linguistici”)
  • Contare dblink
  • Liutprando incapacità
  • Come invertire scritta
  • Come creare frasi contradditorie
  • Come caricare un log
  • Dov’è il file di log di IIS
  • Sentiment analysis
  • Strutture sindetiche
  • Tabella delle espressioni figurate
  • Vocabolario di kinyarwanda
  • Widre

Infine, prima di chiudere, vi propongo un simpatico elenco di chiavi di ricerca che non hanno invece nulla a che fare con questo blog ma che possono essere comunque interessanti. Vediamo cosa posso fare per inventarmi delle risposte soddisfacenti…

  • [alcuni verbi, talvolta preceduti da indicazioni quali "voce del verbo" o "coniugazione"]
    Per le coniugazioni dei verbi non c’è fonte migliore di http://www.italian-verbs.com/verbi-italiani.htm: più di 20.000 verbi (tra forme attive e riflessive) in tutte le coniugazioni. Un vero tesoro inestimabile: immaginatevelo su di un DB a vostra completa disposizione…
  • Parole dal significato doppio e buffo
    Che ricerca curiosa… Anzi, fai così: dopo che le hai trovate, me le dici anche a me? Ormai mi hai incuriosito… :)
  • Come consultare Google
    Se per “consultare Google” intendi dire “effettuare una ricerca su Web”, fai così: scegli sostantivi specifici e che descrivano bene l’oggetto della ricerca. Se sai che due o più parole parole sono necessariamente vicine (una frase, il nome di un complesso, un uso particolare delle parole…) mettile tra virgolette. Se vuoi escludere delle parole (o delle frasi) mettici prima il segno “meno” (-) senza lasciare spazi.  Se hai bisogno di includere parole di uso comune o numeri (che Google solitamente esclude dalle ricerche) mettici prima il segno “più” (+) senza lasciare spazi.
    Per altre necessità utilizza le funzioni di ricerca avanzate.
  • Ci sono serpenti in “Into the wild”?
    Accidenti, buona domanda. Io non ho visto il film, e per motivi miei personali non lo posso (purtroppo) vedere: mi dicono essere bellissimo. Da quel poco che so la trama non li prevede. Birillo, tu hai scritto un articolo su Cima-Asso che parlava di serpenti e citava il film “Into the wild”: rimbalzo a te la domanda! :)
  • Copribottiglie natalizie
    Buona idea. Ma io che c’entro?! No, sul serio… Ho parlato di Natale solamente nel post di chiusura anno (necessariamente), nel post sulla legge dei Longobardi (citavo l’incoronamento di Carlo Magno, avvenuto la notte di Natale dell’800) e nel post sulle espressioni temporali (dove è un’indicazione temporale tipica)… e fin qui ti posso dare ragione. Ma “copribottiglie”?! Come hai fatto ad arrivare qui?!
  • Cosa si capisce dal bacio
    Ah, non ne ho idea. Ho sempre pensato che quel tipo di comunicazione lì non si basi su codici fissi, ma che muti di volta in volta lasciando entrambi i “dialoganti” nel casino più completo. Allora, per dare una risposta alla domanda, ho pensato di cercare in rete. Credevo di trovare una delle solite categorizzazioni di Beppe Severgnini, e invece ho trovato il “Manuale per bambine cattive“: il prologo è trascritto qui.  http://nefeli.go.ilcannocchiale.it/print/460541.html. Vedi se ti può dare una mano. Io preferisco trovarci ogni volta un nuovo mistero.

Euphēmízō. Auguri di buon tutto ai miei lettori (sarà facile riconoscervi: sarete gli unici cinque o sei cui le cose andranno bene, nel 2009. Potere delle formule magiche!).
;)

9 dicembre 2008

Le più antiche parole italiane – F, G

Archiviato in: etimologie — Samuel Zarbock @ 7:37 am
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Quinto capitolo della saga delle più antiche parole italiane attualmente ancora in uso.

favellare. Parlare, discorrere; usato attualmente in senso scherzoso e falsamente altisonante.
Latino tardo fabellare, derivazione di fabĕlla, diminutivo di fabŭla, ‘racconto’. Seconda metà sec. XII.

femminino. Proprio dell’aspetto o del comportamento femminile.
Dal latino femininus, derivazione di femĭna, ‘femmina’. Sec. XII.

fidare.  Consegnare con fiducia, affidare (anche con la preposizione a).
Latino volgare *fidare, derivazione di fidus, ‘fedele’. Sec. XII.

figlio. Creatura di sesso maschile rispetto ai propri genitori (per estensione, anche rispetto ai progenitori).
Latino filium. Sec. XII.

fruttato.  Piantato ad alberi da frutto.
Derivazione di frutto. Sec. XII.

genitore. Colui che genera o ha generato, che ha dato la vita a qualcuno.
Dal latino genĭtor -oris, derivazione di gignĕre, ‘generare’. Sec. XII.

genitrice. Madre.
Dal latino genĕtrix -icis, derivazione di gignĕre, ‘generare’. Sec. XII.

Gesù. Nome proprio del fondatore della religione cristiana, secondo la quale è il figlio di Dio e il redentore dell’umanità.
Dall’ebraico Yēšūa’. Sec. XII.

giorno. Intervallo di tempo impiegato dalla Terra per compiere una rotazione completa attorno al proprio asse.
Latino tardo (tempus) diurnum, dall’aggettivo diurnus, ‘giornaliero’, derivazione di dies, ’giorno’. Sec. XII - XIII.

giullare. Cantastorie del tardo Medioevo esperto nell’arte del mimo e nei giochi di equilibrio e di destrezza.
Dal provenzale joglar, dal latino iocularis, ’scherzoso’. Sec. XII.

gloria. Onore e celebrità, fama immortale riconosciuta universalmente e tributata per valore e virtù.
Dal latino gloria. Sec. XII.

glorificare. Riconoscere degno di gloria, magnificare, esaltare: celebrare.
Dal latino tardo glorificare, composto da gloria, ‘gloria’ e di una derivazione di facĕre, ‘fare’. Sec. XII.

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