Libertà o morte

Posted on 18 settembre 2008

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L’idea di “uomo lupo” nasce in un ambito giuridico. Può essere strano pensare che una tale figura mitologica abbia le sue origini nella sfera del diritto, per cui vi racconto come sia andata.

Nelle lingue germaniche sono numerosi i termini legali che si basano sulla radice *warg- e che definiscono l’uomo che si è macchiato di un crimine e ne è stato punito. “Criminale” è detto wearg in Antico Inglese, warag in Antico Sassone, warc(h), in Antico Alto Tedesco, vargr in Norreno e wargus in Latino medievale (come prestito dal Germanico).

Wargus è però anche il lupo. Il motivo di questa corrispondenza è semplice: il criminale, espulso dalla comunità, diventa selvaggio come un lupo, perde il sostegno della propria famiglia e la tutela della legge. La pena dell’esilio è gravissima, toglie all’uomo la sua naturalità: il lupo è il fuori legge, outlaw (in Scozzese), utlag (in Sassone): in tutti i casi, è al di fuori dalla protezione.
La naturalità dell’uomo germanico è l’appartenenza ad una collettività, l’esclusione da essa è uno stato non naturale, ovvero la condanna a diventare mezzo uomo e mezza bestia (il che significa, essenzialmente, né l’uno né l’altra).

Il reo non è privato della libertà, ma della collettività.
E qui sta tutta la forza del concetto germanico di libertà: la comunità non viene sentita come struttura che limita la libertà del singolo bensì come ciò che glie la permette.