Iperborei: dove si trova un popolo che non c’è?

Posted on 6 ottobre 2008

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In un post precedente parlavo della possibile etimologia della parola “Iperborei”, inizialmente derivata dal balcanico “bora”, monte (e in questo senso gli Iperborei erano coloro che giungevano da “oltre i monti”) e poi reinterpretata come relativa al vento del Nord, “Borea” (e quindi gli Iperborei erano qualcuno che risiedeva più a Nord del Nord).

Questo blog potrebbe essere sottotitolato “L’Italiano è fatto di parole“: scrivo di linguistica e filologia, analizzo etimologie, mi riordino le idee su aspetti culturali legati all’espressione di un concetto, e da questo punto di vista ritengo che quell’unico post sia quantitativamente il giusto apporto che posso dare all’argomento. Ho parlato della parola, e tanto basta.
Tuttavia alcuni lettori continuano a giungere a queste pagine cercando nei motori di ricerca proprio la parola Iperborei, e quindi ho pensato di scrivere per loro un piccolo completamento dell’argomento: quasi nessun autore greco specificava dove si potessero trovare gli Iperborei (non esistevano, ricordiamocelo: erano “nati” per un malinteso) tranne Erodoto, e noi utilizzeremo i dati che questi ci trasmette per identificare il luogo ove egli se li immaginava.
Per una volta non tratterò quindi di etimologie, idee o parole, bensì cercherò di ricostruire un luogo dell’immaginario.

Tra le varie collocazioni che diversi autori hanno fatto del popolo degli Iperborei troviamo:

  • Ecateo di Mileto. Colloca gli Iperborei, nel VI secolo a.C., all’estremo Nord, ovvero tra l’Oceano (il fiume che circondava le terre emerse) e i monti Ripei.
  • Ecateo di Abdera. Li colloca, nel IV-II secolo a.C., al Nord, in un’isola dell’Oceano “non minore della Sicilia per estensione”.
  • Esiodo. Li immagina “presso le alte cascate dell’Eridano dal profondo alveo”. Secondo Ferecide di Atene ed Erodoto, l’Eridano sfociava nell’Oceano settentrionale.
  • Pindaro. Li colloca nella regione delle “ombrose sorgenti” dell’Istro (Danubio). In un passo del Prometeo Liberato Eschilo ricorda la fonte dell’Istro come situata nel paese degli Iperborei e nei monti Ripei.
  • Ellenico di Lesbo e Damaste di Sigeo. Li immaginano oltre i monti Ripei; Damaste, inoltre, ricorda i monti Ripei come situati a nord dei grifoni guardiani dell’oro.

Solamente Erodoto, però, ci fornisce indicazioni che trovano corrispondenza sul terreno e che ci permettono di verificare i suoi dati. Tuttavia lo storico non parla mai direttamente degli Iperborei quanto degli Issedoni: sarà poi un altro passo di Erodoto a mettere in relazione (più o meno spaziale) gli Issedoni con gli Iperborei, cosa che ci permette di completare il quadro (non del tutto, come vedremo).
Tutte le informazioni che seguono sono state tratte da “Storia culturale dei rapporti tra mondo romano e mondo germanico“, di Bruno Luiselli.

In IV 21-23 e 25 Erodoto ci disegna l’aspetto delle regioni situate a Nord-Est dell’area pontica (Mar Nero) così come li descrivono i mercanti di quelle colonie. A loro volta, precisa in IV 24, citavano Sciiti e Greci della piazza commerciale boristenica e degli altri empori pontici.

Oltrepassando il fiume Tanai (Don) si giunge in una regione che non è più Scizia. La prima porzione, priva di alberi e che dalla palude Meotide (Mar d’Azov) si estende per quindici giorni di marcia in direzione Nord, appartiene ai Sauromati; la seconda, ancor più a Nord e coperta di foreste, appartiene ai Budini. Sul terreno queste indicazioni ci portano alle latitudini rispettivamente del Kamysin e di Simbirsk (l’attuale Ul’janovsk).
Proseguendo a Nord vi è un deserto che si copre in sette giornate di marcia, dopo il quale piegando ad Est si incontrano i Tissageti prima e gli Iyrcae poi, entrambi popoli di cacciatori. Oltre questi, più a Est, abitano altri Sciiti: e se fino a qui il terreno era pianeggiante e caratterizzato da profonda gleba, a partire da questo paese diventa aspro e pietroso. E difatti Erodoto ci ha condotti nelle valli della Kama e della Belaja, non lontano dagli Urali.

Dopo aver attraversato un ampio tratto di questa regione pietrosa si incontra il popolo degli uomini calvi (da Erodoto poi chiamati Argippei in IV 23,5), situato ai piedi di alte montagne. Infine a Est degli uomini calvi dimorano gli Issedoni. Questo significa che, superati gli Urali meridionali e centrali, siamo giunti nella regione solcata dall’Iset, affluente del Tobol, il cui nome ci ricorda da vicino l’etnonimo “Issedoni”.

Siamo arrivati: l’illustrazione erodotea dell’area pontica finisce qui… ma la posizione degli Issedoni serve a noialtri per capire quel passo in cui Erodoto cita espressamente gli Iperborei. In IV 13 egli ci fornisce un rapido riassunto di un poema ora perduto nel quale l’autore riferiva di un proprio viaggio compiuto per ispirazione di Apollo in regioni lontane, sino al paese degli Issedoni:

Aristea di Proconneso, figlio di Castrobio, componendo un poema epico, disse di essere arrivato, invasato da Febo, presso gli Issedoni e che al di là degli Issedoni abitano gli Arimaspi monocoli, e al di là di questi i grifoni custodi dell’oro, e oltre a questi gli Iperborei, che si estendono fino ad un mare. Tutti costoro, eccetto gli Iperborei, a cominciare dagli Arimaspi aggrediscono di continuo i loro vicini; e così dagli Arimaspi furono scacciati dal loro paese gli Issedoni, dagli Issedoni gli Sciiti; e i Cimmeri, che abitano sul mare australe, premuti dagli Sciiti, abbandonarono il paese.

A parte questo riassunto, ci sono giunte citazioni dei versi di Aristea solamente dal bizantino Tzetzes (“Chiliades”, VII 687-692): un verso ricorda gli Issedi come orgogliosi dei loro lunghi capelli (frammento 3 Bolton) e altri cinque versi ci presentano gli Arimaspi come confinanti settentrionali (si presuppone che il soggetto siano gli Issedoni), valorosi guerrieri, allevatori di cavalli, di pecore e di buoi, monocoli, forniti di ricca capigliatura e dotati di eccezionale vigore (frammenti 4 e 5 Bolton).

Il dato degli Arimaspi monocoli, innanzi tutto, può aver rapporto con temi analoghi della regione del Jenisej e corrispondere così a testimonianze cinesi, documentate almeno nell’età di Confucio, di uomini monocoli viventi al di là dei deserti occidentali: si veda A. H. Sayce, “The ancient empires of the east. Herodotos I – III”, Londra, 1883.

Il dato dei grifoni custodi dell’oro, invece, è stato da noi già affrontato citando Damaste, il cui collocamento dei monti Ripei a nord dei grifoni potrebbe far coincidere i primi con la catena degli Urali settentrionali, e i secondi come una popolazione antenata degli Ostiachi.

La posizione degli Arimaspi potrebbe dunque essere stata a Nord degli Issedoni, che abbiamo lasciato nella regione dell’Isset. “Al di là” degli Arimaspi c’erano i grifoni e “al di là” dei grifoni (che al Nord avevano gli Urali-Ripei) gli Iperborei, il cui territorio arrivava a lambire un mare. Dato che non sappiamo interpretare in modo inequivocabile quell'”al di là“, ci rimane solo di ipotizzare con Damaste che i grifoni fossero a Sud-Est degli Urali settentrionali, e che quindi per passare da questi agli Iperborei occorresse dirigersi a Nord-Ovest.

La posizione degli Iperborei di cui parla Aristea (e che Erodoto ci trasmette) coinciderebbe dunque (probabilmente) con quella dei Samoiedi.

Tappe che Erodoto indica per raggiungere la posizione degli Iperborei

Tappe che Erodoto indica per raggiungere la posizione degli Issedoni (in azzurro) e le vaghe indicazioni date da Aristea per collocare gli Iperborei (in rosso).

Ricordo però che il termine “Iperboreo” potrebbe essere nato non per indicare un popolo davvero esistente quanto dei pellegrini balcanici, e che in tal senso l’identificazione di Erodoto potrebbe valere quanto quella delle altre fonti citate sopra, pur essendo l’unica che si possa seguire sul terreno.

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Posted in: Etimologie