Puttana

Posted on 8 ottobre 2008

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La prostituzione è uno degli argomenti attualmente affrontati e discussi dalla politica italiana (ottobre 2008). Che poi li si affronti e li si discuta nei termini che il blogger quattrozerotre ci racconta nel suo articolo “prostituzione indoor“, è un altro conto: vi consiglio di leggerlo, è molto simpatico (beh, l’autore, quantomeno, e anche l’articolo: un po’ meno ciò che sta succedendo).

Le parole “prostituta” e “prostituto” nascono nel XVI secolo dal participio passato (prostitutus) del verbo latino prostituere. Questo verbo, composto da pro e statuere (porre innanzi, mostrare, esibire), non ha inizialmente alcuna valenza etica ma possiede, al più, un richiamo al commercio (ovvero “mostrare, esibire qualcosa” perché venga acquistata).

La parola che infatti sino al quindicesimo secolo identificava colei che esercita <eufemismo>la più antica delle professioni</eufemismo> era “puttana“, derivata dal francese antico putaine e attestata già nel XII secolo… tant’è vero che la utilizza anche Dante.

Sicura, quasi rócca in alto monte,
Seder sovr’esso una puttana sciolta
M’apparve con le ciglia intorno pronte.
E, come perchè non li fosse tolta,
Vidi di costa a lei dritto un gigante;
E baciavansi insieme alcuna volta.

(Divina commedia, Purgatorio, Canto XXXII)

La prostituzione, dunque, sino a 400 anni fa non era altro che l’esibizione di un bene, e ha sostituito il termine più tradizionale come eufemismo, salvo diventarne un normale sinonimo (al più connotato da un approccio maggiormente “tecnico” all’argomento). E questo mi dà molto da pensare…

Perché se si pensa alla meretrice come a colei che “espone” ci si riferisce per lo più al suo corpo: ma una simile esposizione comporta necessariamente dei pericoli, poiché il corpo è indissolubilmente legato alla vita che esso ospita. Vi è una doppia esposizione, dunque, perché “mette fuori” (ex-ponere) ciò che si “pone innanzi” (pro-statuere). Oltre che esporsi, ci si espelle. E le parole “espellere“, “mettere fuori” attengono all’ambito semantico dell’abbandono, dell’esilio: dell’esclusione da una cerchia.

Abbiamo già visto in un articolo sui fuorilegge come, nel mondo germanico, il “porsi fuori” (della città, della legge, del tempio) significa perdere la libertà: la prostituta è come il lupo mannaro. Ma a differenza di esso (del criminale in esilio), la prostituta appartiene ancora alla sfera del visibile, proprio perché esposta. Fa parte della situazione e del paesaggio pur non essendo riconosciuta dalla legge (lo Stato, in questo caso). Il che è un assurdo, un paradosso.
Ci sto un po’ giocando, in realtà, né sarei davvero in grado di affrontare la questione in modo approfondito e serio: ma è probabile che l’attuale governo senta questo contrasto tra esilio (dai diritti) e presenza (sulla strada) e voglia porvi rimedio.

Ne deduco una buona notizia, quantomeno: che sia la volta buona che la smettano di professarsi eredi dei celti per abbracciare invece solidi e robusti concetti germanici?

:)

Aggiornamento: otto mesi dopo, l’argomento prostituzione torna di moda in Italia e coinvolge questa volta il Presidente del Consiglio; per questo motivo sparisce dai mass media la parola “prostituta” (parola tecnica ma di immediata comprensione) e viene sostituita con “escort” (altrettanto tecnica ma più lontana dall’immaginario erotico italiano). Uff, il tabù linguistico colpisce ancora: mi è toccato scrivere una nuova etimologia.
Abbiate pazienza, che ce la faccio.

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