Come si dice italiano?

Posted on 9 ottobre 2008

3


Glossario di tutte le definizioni utilizzate in varie lingue per definire gli italiani.
Prendetela come dimostrazione del fatto che la xenofobia è prerogativa peculiare di chi si dimentica di quando lo straniero era lui.

  • Babis (Francia, fine Ottocento): rospi.
  • Bachica (Argentina): dal personaggio Baciccia, figura genovese protagonista del teatro dialettale (ad esempio di Gilberto Govi) e di numerose barzellette, in cui appare allegro e sempliciotto ma talvolta furbo e approfittatore. Il nome Baciccia è una derivazione ligure di “Gian Battista”.
  • Bat (USA, fine Ottocento): pipistrello. Spiega lo “Harper’s Weekly” che molti americani vedevano gli italiani “mezzo bianchi e mezzo negri“.
  • Bolanderschlugger (Basilea e Svizzera tedesca): “inghiottitori di polenta”.
  • Carcamano (Brasile): inizialmente limitato ai soli italiani, ora comprende tutti gli emigrati non iberici. Potrebbe derivare dall’abitudine di calcare la mano sul piatto della bilancia per alterare il costo di una compravvendita, oppure da altre etimologie.
  • Chianti (USA): con riferimento al vino toscano (che per lo statunitense medio simboleggia tutti i vini rossi italiani), ubriacone.
  • Christos (Francia, fine Ottocento): probabilmente nel senso di bestemmiatore, “cristonatore” (dove i “cristoni” sono le bestemmie).
  • Cincali (Svizzera tedesca): dalla parola onomatopeica “Tschingge” che voleva riprodurre il suono del grido “Cinq”, lanciato dagli italiani durante il gioco della morra (diffusissima attorno all’Ottocento).
  • Crispy (Francia, seconda metà dell’Ottocento): in disprezzo a Francesco Crispi e giocando con la parola “grisbi”, ladro.
  • Dago (paesi anglosassoni): etimologia incerta. C’è chi fa risalire il termine da “they go”: “se ne vanno”; chi lo fa risalire da “until the day goes”: “sino alla fine del giorno”, ovvero “lavoratore a giornata”; chi lo fa risalire da “Diego”, uno dei nomi più comuni tra spagnoli e messicani (e quindi per estensione attribuito a tutti i latini, italiani compresi); chi lo fa risalire da “dagger”: “accoltellatore”, il più classico stereotipo sui popoli latini.
  • Ding (Australia): suono del campanello, parola che richiama il nome del “dingo”, cane selvatico australiano.
  • Francais de Coni (Francia, fine Ottocento): “Francesi di Cuneo”, con riferimento a quegli emigranti che tentavano di farsi passare per francesi.
  • Greaseball (USA): “palla di grasso” (anche in riferimento alla sola testa, unta di brillantina).
  • Green Horns (USA): “germogli”, nel senso di ultimi arrivati, matricole, spine.
  • Guinea (Lousisiana, Alabama e Georgia, dove era maggiormente radicata l’immagine dell’italiano come di “negro“): nel senso di africani.
  • Katzelmacher (Austria e Germania): “costruttori di cucchiai”, “stagnai” (nel senso di artigiani di poco conto) oppure “fabbricagattini”, coloro che figliano come gatti. Una falsa etimologia venutasi a creare dopo decenni di turismo germanofono in Italia gioca con la parola “cazzo”.
  • Ithaker (Germania): vagabondi e giramondo (con riferimento alla Itaca di Ulisse, che con il tempo è diventata simbolo per il mondo mediterraneo, per il Sud: si veda ad esempio il poeta espressionista Gottfried Benn).
  • Maccheroni (diffuso in tutto il mondo con le sue varianti: Macaroni, Magarrone): nel senso di mangiatori di pasta.
  • Mafia Mann (Germania): mafioso.
  • Maisdiiger (Basilea): “tigre di granturco”.
  • Maiser (Basilea): “uomo di mais”.
  • Messerhelden (Svizzera tedesca, dalla seconda metà dell’Ottocento): “eroi del coltello”.
  • Modok (Nevada, metà Ottocento): nome di una tribù di nativi d’America, nel senso di “Pellerossa”.
  • Napolitano (Argentina): probabilmente deriva dal fatto che numerosi vivandieri dell’esercito argentino che, nel 1870, massacrò gli indios nel corso della “conquista del deserto“, fossero napoletani. Spesso storpiato in Papolitano o Tano.
  • Orso (Francia, fine Ottocento): in riferimento agli “orsanti”, i girovaghi circensi che giravano l’Europa con cammelli, scimmie e orsi ammaestrati.
  • Polentone (Baviera): polentone, per l’appunto.
  • Ritalien (Francia): non particolarmente spregiativo, si riferisce alla difficoltà che gli immigrati italiani hanno nel pronunciare correttamente la erre francese, pur dopo numerosi anni di permanenza in Francia.
  • Salamettischellede (Basilea): “affettatore di salame”.
  • Spaghettifresser (paesi germanofoni): divoratori di spaghetti.
  • Welsh (paesi germanofoni; Walsch nel dialetto tirolese): “latino”. Se utilizzato come attributo di un sostantivo ne identifica la porzione italiana (“Welsh-Tirol“, per “Trentino”, significa “Tirolo italiano“); se usato come sostantivo ha un valore dispregiativo (quale “terrone” o “italiota”).
  • Wog (Paesi anglofoni, utilizzato però per immigrati di qualsiasi nazionalità): l’etimologia è incerta. In Australia significa influenza o rafreddore; più in generale, “virus”.
  • WOP (paesi anglofoni): “Without Passport”, “without Papers”: privo di documenti.
  • Zydrooneschittler (Basilea): scuotitore di limoni. Il limone è una delle più famose sineddoche per indicare l’Italia (una parte per il tutto).

Questo articolo utilizza materiale pubblicato in “L’orda. Quando gli Albanesi eravamo noi”, di Gian Antonio Stella; Rizzoli, 2002.

Advertisements