La lingua è nelle orecchie di chi ascolta

Posted on 30 ottobre 2008

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Mmm… questo titolo mi è venuto particolarmente male. Sembra disegnare un qualche pasticcio biologico. O una certa posizione dell’amore.

Qualcuno diceva: prendete due parole a caso e mettetele insieme; otterrete quasi sicuramente una metafora, qualcosa cui attribuire un significato “nascosto”. Perché la mente umana è abituata a cercare un ordine dietro tutto ciò che la circonda. Credo si tratti del processo dell’inferenza. Cosa potrebbe significare, secondo voi, la frase “là dove le tue differenze sorridono”?

"Dove le tue differenze sorridono"

Ora proviamo a spingere oltre questa caratteristica cognitiva umana: cosa succederebbe associando alla nostra nuovissima metafora un’immagine più o meno a tema? E’ il senso dell’esperimento “The Ad Generator” (dove “Ad” sta per “Advertising”): un generatore di finte pubblicità ottenute smantellando e rimontando a caso slogan reali e accostandovi immagini prese da Flickr (questa volta non a caso, ma seguendo una correlazione tra ambiti semantici: una piccola categorizzazione effettuata a priori).

Il risultato è quasi entusiasmante: si viene accarezzati da messaggi che non esistono ma che smuovono idee e ricordi sino a quando non ottengono un numero soddisfacente di connessioni con ciò che sono i propri parametri, la propria esperienza.
Il messaggio è dentro di noi (epperò è sbajato): “vedere è credere”, “immagina qualche cosa di americano per te stesso”, “la vita pensa semplice”, “l’innovazione dell’esperienza”…

Esempio di finta pubblicità ottenuta incrociando pezzi di slogan reali con un'immagine fortemente evocativa

Esempio di finta pubblicità ottenuta incrociando pezzi di slogan reali con un'immagine fortemente evocativa

Lo trovo un bel modo per accorgersi di quali concetti elevati e profondi vengano evocati per vendere invece articoli prosaici e per lo più privi di vera identità (poiché realizzati per essere consumati e, quindi, sostituiti nel tempo).

Il generatore di pubblicità è stato realizzato da Alexis Lloyd all’interno di un progetto universitario svolto per il Parsons Communication Design & Technology Department.

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