Figlio? No, servo. Servo? No, ragazza.

Posted on 3 novembre 2008

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I celti erano strani assai.
A quei tempi vigeva l’usanza di prendere al proprio servizio, per una specie di tirocinio ante litteram, i figli di un clan parallelo: un ragazzo estraneo, insomma, cui affezionarsi però come ad un parente. Non un figlio, non propriamente un servo, ma una via di mezzo. E veniva chiamato *makwo: “figlio (di altri)”. Implicitamente: colui che aiuta nei lavori domestici.

Ma quando quella parola si trasmise in ambito germanico conservò il solo significato di “servitore” perdendo ogni altra sfumatura.
Da un iniziale *mahu si passò a magu(z)- per lenizione in ambiente sonoro. La radice mag- si conservò poi nell’antico sassone magath, nell’antico frisone maged, nell’inglese maiden (diminutivo di mægeð)… e nel tedesco Magd (che è dove volevo arrivare io).

In tutti i casi significava “serva”: in tedesco moderno, però, si cominciò ad utilizzare Magd al diminutivo per indicare più genericamente “la ragazza (che aiuta)”: avete presente tutti quei ruoli più o meno subordinati cui appellarsi con un generico “chieda al ragazzo”?
Ecco: il diminutivo das *Mägdchen si conserva ancora oggi come “das Mädchen“, e significa “la ragazza”. Questo, tra le altre cose, spiega come mai un sostantivo che ci si aspetterebbe essere femminile sia in realtà neutro: dipende dal fatto che in tedesco ogni diminutivo cambia genere e diventa neutro (acquisendo peraltro spesso una dieresi: die Rose, das Röslein).

Intanto anche nel mondo celtico la lingua continuava ad evolversi, come ogni cosa viva: dal prototipo *makwo si svilupparono numerose innovazioni, che però conservarono il solo significato di “figlio (maschio)” perdendo la sfumatura “servitore”.

  • Per tutte quelle lingue celtiche che trasformarono *kw in p- (celtico P) si ebbe *mapo, che diede origine all’antico gallese map così come alla forma gallese, cornico e bretone mab.
  • Per quelle lingue celtiche che trasformarono *kw in q- (celtico Q) si ebbe *maq, che diede origine all’irlandese mac e al gaelico mac (sì: lo scozzese è una lingua che fa parte del gaelico, e dunque questo è il “Mac” che conosciamo tutti).

Se infine volessimo risalire a cosa ci sarebbe potuto essere prima del proto-celtico *makwo, non ne abbiamo bisogno: è probabile che la parola sia un’innovazione del celtico e che non fosse attestata in indoeuropeo.
Qui, difatti, ipotiziamo esservi stata un’altra parola per “figlio”, ovvero una radice *su- che abbia poi dato origine al sanscrito sunùn, al gotico sunnus, all’antico islandese sunr, all’anglo-sassone son, al lituano sunus… Solo in celtico (e nelle lingue italiche) la radice indoeuropea non avrebbe avuto seguiti poiché vi si sarebbero preferite altre radici, connotate con sfumature che non esistevano in quelle indoeuropee.

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