Parole vecchie

Posted on 2 dicembre 2008

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Ripropongo un vecchio post di panirlipe, tratto dalla pagina http://panirlipe.wordpress.com/2008/04/11/parole-vecchie/

Parole vecchie

Fra i tanti libri, quello a cui tengo di più è il dizionario di mia nonna Cornelia, un edizione del 1886 dalla copertina marrone e rigida, composto da 1350 pagine.
In esso ci sono alcuni definizioni spassose e altre che fanno lavorare anche le zone del cervello solitamente pigre.
Prendiamo ad esempio la definizione di tre:
“Che seguita immediatamente al due”.
Niente da dire, è corretto.
Prendiamo ora la definizione di quattro:
“Che contiene in sé due volte il due”.
E anche questo è corretto.
Ma la migliore è quella del sette:
“Che contiene il tre e il quattro”.
Per finire con il nove:
“Che sta tra l’otto e il dieci”.
Poi mi sono accorto che non c’è niente di eccezionale in queste definizioni. I dizionari moderni non sono poi così diversi.
Allora ho approfondito le mie ricerche su altri termini, come ad esempio, elettricità:
“fluido sperso nella natura e che dà luogo ad una moltitudine di fenomeni”.
Il calcio, oltre ad essere una pedata è un giuoco antico nella città di Firenze.
Lampada: vaso sul quale si tiene acceso un lume ad olio.
Telegrafo: macchina collocata in luogo elevato, per mezzo della quale facevansi certi segnali, che ripetuti da altre simili macchine, collocate a certa distanza le une dalle altre, servivano a trasmettere prestamente novelle od ordini a coloro che erano in grandissima lontananza.
Pistola: sorta d’arme corta da fuoco, così detta perché credesi inventata a Pistoia.
Comunismo: specie di socialismo più volgare e più sozzo, il cui scopo è la divisione dei beni fra tutti.
Camorra: società di malvagi nell’Italia meridionale che riscuote fraudolentamente una tassa illecita sui proventi altrui.
E poi è simpatico vedere come nell’arco di un secolo il significato di alcune parole sia mutato. Ad esempio, per gabinetto l’unica definizione è: meglio stanzino, cameretta da scrivere, studiare, ecc. armadietto, stipo per conservare cose preziose (!!!)
Mattonella: sponda del tavolo su cui si gioca a bigliardo- specie di confetto – indirettamente, incidentalmente.
Piastrella: ciascuno di quei piccoli sassi piani, che servono ai ragazzi per giuocare in vece delle pallottole.
Sapone: mistura composta comunemente d’olio, calcina o cenere che si adopera per lavare e purgare i panni e bagnar la barba prima di raderla. (quindi o non ci si lavava o si usava qualcos’altro).
Succursale: chiesa che serve in vece di parrocchia.
Non esiste la radio. L’aereo è qualcosa che appartiene all’aria o sta nell’aria ma nessun riferimento agli aeroplani. Tuttavia esiste il paracadute. Il dirigibile è un sostantivo femminile che significa: che può dirigersi.
Non esistono il rubinetto, il frigorifero, la tapparella.
Non esiste la bicicletta ma c’è il velocipede: macchina con due ruote che corre, solo che si tocchi colla punta de’ piedi un braccio di leva, che v’ha in essa, da chi la cavalca.
Non esistono alcune invenzioni che videro la luce proprio in quegli anni: la plastica, il telefono, il giradischi, il grammofono, il cinema, il grattacielo, la dinamite.
Ora sto iniziando a leggere tutte quelle parole che non si usano più, e sono molte, di una ricchezza che nessun’altra lingua può darci. Ve ne regalo due:
Squartanugoli: spaccamontagne, millantatore.
Straccagelosie: chi sta sempre alle gelosie delle finestre.

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