La storage di Key

Posted on 2 febbraio 2009

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Un tempo ne giravano parecchie, di storielle costruite come quella che segue. Si tratta di brevi racconti narrati utilizzando quasi esclusivamente parole prese da un ambito semantico particolare e limitato: tutti i titoli delle canzoni di Vasco Rossi, tutte le marche delle case automobilistiche del mondo, oppure (come in questo caso) tutti i termini dell’informatica.

In ogni caso si tratta di espressioni esemplari della cultura e della fantasia tipicamente geek.
I geek sono persone appassionate di un argomento (in assenza di ulteriori specificazioni si presuppone trattarsi di una passione per la tecnologia) con una devozione che risulta spesso incomprensibile agli altri, al punto di essere immaginate come tristi figuri solitari capaci di contatti solamente con chi condivida le stesse passioni.

Ho sempre trovato che la Storage di Key fosse stata scritta con una fantasia e un’attenzione al suono delle parole davvero ammirevoli. Fatemi sapere se piace (o a suo tempo è piaciuta) anche a voi.

Il timer a Dasd City bypassava tranquillo. Dopo l’ultimo processor ad un ladro di polling tutto sembrava quiet. Nel saloon si giocava a card.
Appoggiato al benchmark, Job sorseggiava un punch fumando una cisc. Dal cinturone pieno di cartridge pending una Browsing 48K. L’host stava pulendo con uno scratch una picture del Generale Cluster.

All’improvviso… shutdown!!! Si open la port ed enter Blank, point il digit e disse: “Ehy, Job, brutto figlio di put, mi hanno detto che fai il default con Key, la mia ragazza!”
“Output di qui e non mi rompere le labels else ti unpack il queue”, response Job all’inquiry di Blank.
“Non fare il buffer, ti pare il modem di parlarmi?”, disse Blank.
“Mettiamo le cause in sinclair e non fare il phase”, lo interrupt Job, “Ho fatto il default con Key perché tu la lasci sempre standalone e io la console. E lo farò finché mi farà commodore!”

Ma aveva fatto l’accounting senza l’host. Improvvisamente, Vtoc!… Vtoc!… Enter gli otto fratelli bit della banda Byte, amici di Blank, che avevano sentence tutto.
Job li view con la code dell’occours.

Gli dissero: “Ci display per te, ma ti faremo passare un brutto roscoe perché sei un uomo senza password!” Job estrasse la sua 48K, la pointer contro di loro e fece Dump! Dump!

Input in quel momento Key, la ragazza di Blank, che crash colpita da Job. Invano tentarono di rename, la standby su un package abbastanza software e la fasciarono con della abend: ma ormai la sua sort era signoff.
Chiamarono allora il padre Priority che la until con l’olio send; ma prima di memory rivolta a Job disse, con un file di voice: “Caro amico, questa è la EOF; sii fortran: era sincom stare con te, dammi un ultimo batch!”
Job acconsentì e la basic.

Appena terminal, Key expired branche al cobol di Job, diventando hardware senza possibilità di restart… e la sua anima ascending al Cyl. “Il delete non payroll…”  mormorò l’host scrolling la test.

Fuori tirava un vento flag. Il disk della luna si era retry fra le nuvole. Blank, Job e i fratelli Byte order all’host un drum che bevvero in un source. Poi sysin camminarono con passo floppy e le mani in task lasciandosi  alle spalle il saloon e la bella Key more… Intanto init a piovere e si separarono alla search di un recovery per la not.

La storage di Key è finita.
Se return a Dasd City, record di visitare la tomba di Key per depending un mazzo di overflow. Requiesce in Pause.

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