Paolo Bottazzini – Classificazione: ipotesi e software per il diritto.

Posted on 24 febbraio 2009

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[Continuo la pubblicazione degli appunti che ho preso nel corso del Terzo Summit Italiano di Architettura dell’Informazione; è ora il turno del primo intervento italiano, quello di Paolo Bottazzini.]

La forma di verità, presso gli antichi, era rappresentata da un quadro tassonomico (la classificazione deve sussumere la varietà degli enti nella gerarchia delle essenze); la scienza moderna si percepisce invece come un sistema di enunciati (il mondo non è composto di cose quanto di fatti).
Le tecnologie attuali sono finalmente in grado di fondere i due approcci, ovvero di produrre una tassonomia sulla base di leggi che correlano fatti.

Gli avvocati che si occupano di diritto civile ricevono dal cliente dati che devono permettergli di ricostrurire l’identità del caso giuridico (esposizione dei sintomi) Tali sintomi autorizzano una serie di ipotesi sul principio di diritto, e l’ipotesi corretta permette di identificare il testo normativo correlato.

L’inferenza logica che sta dietro questo processo di ipotesi è l’abduzione: da una regola si ottiene un risultato e un caso. Le regole che governano l’ipotesi, tuttavia, sono considerate complesse da chi si occupa di logica poiché essa implica una specie di decisione iniziale: Un controllo dell’esperienza sull’inferenza. Nello specifico si tratta di un tipo di inferenza non producibile da una macchina: l’uomo non aspetta di analizzare tutte le possibilità ma si precipita su di una decisione.

L’introduzione di software di supporto agli avvocati, però, ha ribaltato con il tempo il processo: ormai viene affidato al software il compito di “tradurre” i termini chiave del discorso del cliente in linguaggio tecnico sperando di individuare nell’elenco delle risposte casi strettamente simili a quello su cui stiamo lavorando. L’incarico di fare ipotesi viene lasciato al software: è questo a dover dare una tassonomia al discorso del cliente, a dover proporre la propria esperienza.

Per poter simulare questo comportamento è stato adottato il processo di Analisi spettrale. Non si tratta tanto di un’analisi statistica del testo quanto di un’analisi intertestuale: andare all’interno dei testi (che dichiarano quale sia il principio invocato) e associare a questo titolo tutte le sentenze che lo citano (mi viene in mente la pagina “puntano a qui” di Wikipedia: si veda il mio appunto “Come individuare parole correlate ad un concetto“).
Si tratta dunque di un sistema di citazioni che riguarda la common low di anglica memoria: tutte le sentenze citano i precedenti.

E’ stato chiesto se il gruppo di lavoro avesse preso in considerazione l’adozione di thesauri con cui gestire la sinonimia. In Italia c’è una pluralizzazione linguistica determinata dai linguaggi dialettali che rende pressoché impossibile esplorare tutte le varianti.

[Il video dell’intervento di Paolo è disponibile all’indirizzo http://www.viddler.com/explore/DElyMyth/videos/80/]

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