Leonora Giovanazzi – Architettura informativa ed ecosistemi.

Posted on 26 febbraio 2009

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[Continuo la pubblicazione degli appunti che ho preso nel corso del Terzo Summit Italiano di Architettura dell’Informazione tenutosi settimana scorsa a Forlì (febbraio 2009). E’ ora il turno dell’intervento dedicato agli ecosistemi.]

Negli ultimi anni un medesimo servizio online è sempre più spesso fruibile tramite più piattaforme. Il medesimo contenuto viene offerto e calato in numerosi ambienti, che si differenziano dal punto di vista harware (Facebook è fruibile tramite web, cellulare o applicazione…) e software (sullo stesso PC posso fruire dello stesso servizio utilizzando un browser o un’applicazione desktop).

Tuttavia al mutare dell’ambiente possono variare alcune funzionalità offerte dal servizio. L’ecosistema è un ambiente caratterzzato da una molteplicità di periferiche multiformi e multifunzionali grazie alla quale gli utenti possono fruire di un sito o di un servizio.
Questo introduce una criticità nel momento in cui dovessi desiderare di proporre un servizio: mi troverei di fronte ad enormi potenzialità da sfruttare (sono costretto a cambiare il mio prodotto sulla base del contesto d’uso) ma garantendo la massima efficenza, efficacia e semplicità d’uso.

E nel caso di ecosistema non è più scontato che il sito Web sia il canale principale, quello vincente. Tutti i canali sono aperti e pronti ad emergere. Si pensi ad esempio a Evernote (software per il salvataggio di appunti e di informazioni mediante qualunque strumento si abbia a disposizione in quel momento – http://www.evernote.com): al momento della sua progettazione non era ancora chiaro quale sarebbe stata la piattaforma vincente; attualmente si sta diffondendo la versione desktop.

Tradizionalmente la fase di porting di un progetto consisteva nella sua divisione (smembramento) in moduli e derivazione sulla nuova piattaforma. La soluzione ideale sarebbe la progettazione da zero del prodotto/servizio. Il rischio è però di non riuscire a tenere conto dell’utenza che coincide per entrambi i canali; senza contare che mancherebbe del tutto la possibilità di riutilizzare parti del software già esistente (e i costi salirebbero).

Proposta progettuale: studiare sin dall’inizio il core dell’ecosistema. Ovvero, identificare il macro-progetto iniziale che abbia in se le caratteristiche native del servizio, che in questo modo sarebbe già pensato per evolvere e per essere istanziato a seconda del canale di riferimento. Il core è rappresentabile da:

  • metafore del servizio
  • mappe concettuali
  • macro bisogni
  • desiderata
  • missione e visione
  • contenuti minimi indispensabili (testo, audio, video; quantità e peso di ognuno di questi media…)

I vantaggi:

  • minori costi di modifica
  • libertà da vincoli strutturali
  • possibilità di concentrarsi sugli utenti di quel contesto d’uso.

[Il video dell’intervento di Leonora è disponibile alla pagina http://www.viddler.com/explore/DElyMyth/videos/82/]

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