Giulia Visintin – Sottosopra: dove comincia una biblioteca?

Posted on 2 marzo 2009

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[Continuo la pubblicazione degli appunti che ho preso nel corso del Terzo Summit Italiano di Architettura dell’Informazione tenutosi a Forlì alla fine di febbraio 2009; è ora il turno di un simpatico intervento di Giulia Visintin.]

Giulia ha presentato una sua personale ricerca volta a colmare una specie di vuoto lasciato dalla letteratura bibliografica: dato uno scaffale e una serie di libri in sequenza (in quantità tale da richiedere almeno più di un ripiano), in che modo li si dispone? Dall’alto in basso o dal basso verso l’alto?

La domanda ha un suo senso considerando lo sviluppo che gli spazi della biblioteca hanno “subito” nei secoli:

  • Prima dell’introduzione della stampa a caratteri mobili i volumi (manoscritti) erano pochi e preziosi: se ne legava uno ad ogni tavolo, e in tal modo vigeva una relazione chiara tra libro e spazio.
  • Con l’introduzione della stampa a caratteri mobili la quantità di libri prodotta crebbe esponenzialmente, richiedendo scaffali sempre più grandi (e alti): qui è possibile che ci si cominciasse a porre il problema se partire da quattro metri d’altezza oppure dal basso…
  • Una soluzione fu rappresentata dall’utilizzo di magazzini. Limitando l’accesso ai soli addetti (o, successivamente, a carrelli robotizzati) non si rendeva più necessario categorizzare gruppi di libri bensì era sufficiente ricordare la collocazione di ogni singolo volume. Mia piccola nota: è come se nelle sale a scaffale aperto vigessero i motori di ricerca a directory, e nei magazzini vigesse il solo collegamento ipertestuale (“non voglio sapere niente a priori, dimmi solo dov’è questa cosa qui”.)
  • Infine si è ritornati a privilegiare le sale a scaffale aperto, dove i libri sono raggruppati per prossimità semantica, ovvero lo spazio è categorizzato sulla base del tema dei libri che lo occupano. Qui è tornato a ripresentarsi il problema dei ripiani più in alto (o troppo in basso) e più in generale la questione dell’ergonomicità della biblioteca. E se si parla di ergonomicità si parla di adattare lo spazio alla persona. E una persona occidentale è abituata a leggere da sinistra a destra e dall’alto in basso.

Ecco dunque la risposta al nostro quesito: dipende da quanto vogliamo adattarci all’utente…
Alla domanda se avesse senso suddividere uno scaffale per target (in basso libri per bambini, al centro per adulti, e in alto per Reinoud Bosman), Giulia risponde che ci hanno già pensato: quantomeno, nelle sale dedicate ai bimbi è stata talvolta introdotta una suddivisione delle altezze per fasce d’età.

[Il video dell’intervento di Giulia è disponibile alla pagina http://www.viddler.com/explore/DElyMyth/videos/84/]