Terzo Summit Italiano di Architettura dell’Informazione: 4 presentazioni di 15 minuti

Posted on 5 marzo 2009

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[Continuo la pubblicazione degli appunti che ho preso nel corso del Terzo Summit Italiano di Architettura dell’Informazione; è ora il turno di quattro interventi da 15 minuti l’uno; a dispetto della loro brevità, tuttavia, sono stati presentati contenuti per lo più interessanti].

Andrea Giottoli

Riprogettazione del Sito Web del Consiglio Regionale dell’Umbria

La sempre più diffusa consapevolezza del fatto che sia necessario comunicare tramite un sito comporta una crescita della quantità di contenuti da pubblicare (con un’inevitabile conseguenza: CMS e AI non più adeguati).

Categorizzazione dei contenuti:
– logica per uffici (raccontare la PA per quello che è: albero dell’organigramma)
– logica per processi (raccontare la PA per quello che fa: elenco di azioni)

Per usare entrambe le logiche (non mutuamente esclusive bensì collegate) sono state identificate le due colonne: logica per processi, colonna centrale per partecipazione e interazione, logica per composizione del consiglio.

Gianluca Brugnoli

Connettere i punti dell’esperienza: l’esperienza utente e la progettazione di sistemi di interazione

Parlando di design il punto di partenza è il rapporto funzionale e diretto che si instaura tra uomo e macchina: gli obiettivi sono chiari. Ma cosa succede se la macchina non è una macchina bensì un servizio di applicazioni distribuite? E se non c’è un obiettivo da raggiungere (dopo di che la comunicazione si può anche interrompere) ma un rapporto sfumato in cui l’obiettivo è esattamente l’interazione (si vedano le conversazioni)?.

Il focus è quello di partire dalla cima della piramide. Ciò che l’utente vive. Quindi non abbiamo obiettivi funzionali, ma una composizione di significati.

Quando gli utenti desiderano fruire di contenuti non pensano al mezzo che utilizzano. I media stanno diventando indifferenti rispetto al contenuto; si pensi ad esempio alla musica: essa può essere concepita come stream etereo, sospeso da qualche parte nell’aria… e io mi aggancio a questo flusso utilizzando lo strumento che in quel momento ho a mia disposizione.
Un unico servizio perde di definizione monolitica e si differenzia per contesto.

Scopo della condivisione è attivare conversazioni.
Gianluca presenta ora diverse possibili schematizzazioni del processo di creazione e di fruizione delle informazioni.

CAPTURE [OUTDOOR] >> MANAGE [INDOOR] >> SHARE (PUBLIC DISTRIBUTION) [OUTDOOR] / PUBLISH (PRIVATE DISTRIBUTION) [LIVING ROOM]

Esempio di utilizzo, da parte di un utente, delle potenzialità offerte da un servizio distribuito.

Esempio di utilizzo, da parte di un utente, delle potenzialità offerte da un servizio distribuito.

Incrociare in una matrice le fasi di creazione/fruizione delle informazioni (da un lato) e tutti i possibili strumenti su cui distribuire tali fasi (dall’altro) fa emergere i punti visibili, ovvero la griglia delle possibili esigenze di un utente (e comunica la complessità del problema al cliente).

sistema di opportunità.

Angela Xuereb

Le pagine iniziali di siti web universitari: l’architettura dell’informazione in azione

Angela ha analizzato 16 differenti HP universitarie del mondo occidentale. Priorità di caratteristiche e contenuti, sitema di organizzazione.

Il trend, in tutto il mondo è lo stesso: si tende a presentare all’utenza il maggior numero di link possibile. News ed eventi. L’informazione viene divisa per lo più in “per l’utenza” e in “sull’istituto”.
Quando elenco dev’essere, è alfabetico.
Molte università utilizzano label e identificatori chiari.

Francesca Marangoni

Modelli semantici per la gestione del patrimonio culturale: una proposta per la progettazione di multimedia collections e portali museali

Francesca si è “imbattuta” in un modello concettuale interessante per la categorizzazione delle informazioni. Visitando uno spazio espositivo la nostra esperienza è caratterizzata dalla presenza fisica dell’oggetto, che ne determina

  • l’organizzazione nello spazio,
  • i limiti temporali alla visita,
  • altre proposte che ne mediano la fruizione (es: visite guidate).

Dal momento in cui i musei hanno cominciato a sfruttare il Web per presentarsi al pubblico hanno scelto di offrire un’esperienza differente (concentrandosi ad esempio su target specifici quali famiglie o altri oppure ideando percorsi dedicati, non riproducibili nel museo). Il tentativo è di non replicare l’esperienza museale.
Il che pone un classico problema del Web, la Findability: questi contenuti devono essere stati descritti e collocati in modo da essere ritrovati.

Il modello concettuale che viene qui presentato si chiama CIDOC CRM. Obiettivo: risolvere il problema (a livello di catalogazione scientifica del materiale museale) della mole di informazioni già catalogate che hanno seguito però standard non condivisi e strutture dati eterogenee. Ad esempio, la datazione: opere contemporanee vengono datate utilizzando l’indicazione di un anno (o periodi più ristretti); reperti archeologici hanno ipotesi di datazione che variano parecchio nel tempo.

Nel loro lavoro hanno scelto di non definire un linguaggio per una struttura dati universali bensì un linguaggio di traduzione che rendesse interoperabili tra di loro le strutture già esistenti.

Il modello CIDOC CRM è basato sulle ontologie formali. Concetti di spazio, tempo, appartenenza, partecipazione… A partire dalla modellazione vengono definiti con sistemi di specializzazione tutto ciò che è la conoscienza derivata. Si tratta di un metalinguaggio che permette di interpretare i contenuti.

Concetti coinvolti:

  • Attori
  • Entità temporali
  • Oggetti concettuali
  • Oggetti materiali
  • Luoghi

Il modello utilizzato per la modellazione logica è object oriented (più ricco del modello entità/relazioni), facilmente traducibile in un linguaggio formale che rappresenti le relazioni semantiche (OWL, ad esempio).

Esempi di siti che già adottano questo modello:

  • Sculpteur raccoglie dati da alcuni musei europei. Li unisce a ricostruzioni 3D e altre info per avere diverse esperienze (prevalentemente per gli operatori didattici e più in generale per chi promuove il patrimonio).
  • SamSoek Project (svedese)
  • Bletcheley Park Text (sistema adattivo – scelgo parole chiavi e il sistema le combina correlando questi contenuti)

A partire da dati già classificati possiamo presentare una serie di contenuti organizzati in modo  didattico: le relazioni permettono di collocare un oggetto nell’ambito di un contesto. Ricostruisce il contesto di un’opera d’arte.

Valga come stimolo per pensare a nuove interfacce di navigazione ed esplorazione.
La restituzione dei risultati può proporre all’utente informazioni più specifiche sul soggetto: artisti, periodi culturali, tecniche di realizzazione…

L'intervento di Francesca ha chiuso la parte degli interventi italiani del Summit.

L'intervento di Francesca ha chiuso la parte degli interventi italiani del Summit.

[I video di questi interventi non sono (ancora?) disponibili online. Non avendo partecipato al secondo giorno del Summit non posso offrire un riassunto di quegli interventi; una serie di video è però presente alla pagina http://www.viddler.com/explore/DElyMyth/videos ed è caratterizzata dall’etichetta iias2009]