Come rompersi una gamba sul Web [UPDATED]

Posted on 11 marzo 2009

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La Rete non è la versione virtuale del mondo. La Rete non è affatto una buona simulazione del reale; ricrea al contrario una situazione edulcorata, un “luogo” dove non ci si suda la meta finale mediante il viaggio in sé ma dove invece la si raggiunge senza svolgere alcun percorso: per andare in banca o a comprare dischi non si scende sulla strada, non ci si espone agli stimoli e alle distrazioni offerte dall’esterno ma si è a destinazione nello stesso momento in cui si è partiti (sempre che la destinazione esista ancora: ma se così non fosse sarebbe comunque sostituita da un 404).
La Rete permette così spostamenti all’interno di un’area che risulta priva dell’influenza altrui, come se si raggiungessero delle oasi sparpagliate lungo un deserto non abitato, non caldo, non faticoso, praticamente impalpabile. Anzi, l’esistenza stessa del deserto sarebbe tutta da dimostrare: l’unica esperienza che l’utente fa è quella delle oasi.

Basandomi su questa mia considerazione scrissi a suo tempo un ipertesto (all’interno di un progetto chiamato “Biblioteca di Letteratura Impubblicabile”, in collaborazione con Gherardo bortolotti) che introducesse l’imprevisto all’interno della navigazione: il racconto era strutturato su più pagine e per passare da una all’altra era necessario seguire dei collegamenti; tuttavia tali link non portavano direttamente alla pagina desiderata bensì approdavano prima a siti presi a caso dalla Rete. Una specie di telecomandino permetteva di compiere i necessari passi attraverso queste “distrazioni” e di arrivare, dopo tre o quattro “stimoli esterni”, alla pagina necessaria.
Ovviamente la possibilità di fermarsi lungo il cammino c’era: come se, sulla strada, si fosse riconosciuto un amico o ci si fosse rotti una gamba per strada. Qualcuno non è mai arrivato in fondo al racconto, ma si trattava proprio di questo. A chi segue un percorso diverso, tutto suo, nella Rete, auguriamo sempre buon viaggio.

AGGIORNAMENTO [luglio 2012]:
Un articolo di Lelio Demichelis su “Alfabeta2” parla proprio della navigazione “predeterminata” in rete. Cito:

L’esplorazione è illusoria, le rotte sono già tracciate dalla rete stessa, non si va alla ricerca di isole reali davvero sconosciute. Tutto ciò che oggi facciamo lo facciamo tramite la rete e la rete è (ahimè) l’unica mappa che utilizziamo e che riconosciamo come vera. Per navigare davvero dovremmo avere mappe nostre, diverse da quelle che hanno tutti. Navighiamo invece grazie ai navigatori satellitari e ai motori di ricerca (che fanno la ricerca per noi), ma con la rete abbiamo perduto la capacità e il desiderio di andare noi alla ricerca di isole sconosciute (un’utopia; un pro-getto; noi stessi; un amore che sia un’avventura-insieme; gli altri-diversi-da-noi).

Il mio articolo continuava poi così:

Poi la “Biblioteca di Letteratura Impubblicabile” chiuse i battenti e quell’ipertesto non è più visibile in rete. Ma un altro strumento che introduce l’inatteso e l’influenza dell’alterità nel proprio cammino è Tumbarumba: http://transition.turbulence.org/Works/tumbarumba/.
Si tratta di un plugin per il browser Mozilla Firefox che introduce frammenti di una narrazione (in inglese) all’interno della pagina che si sta visualizzando; molto efficace ad esempio quando si leggono voci di Wikipedia in inglese… Scrivono gli autori:

It quietly sits in the background, occasionally inserts a fragment of a story into a webpage that is being viewed. The result is an absurd sentence that is reminiscent of the surrealist exquisite corpse game. If the inserted fragment (we call the fragments “tumbarumbas”) is spotted and clicked upon, the entire story will emerge and eventually take over the page.

Buon viaggio, e attenti alle buche.

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