Breve storia della lingua inglese

Posted on 15 maggio 2009

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Carlotta Cerri traduce l’articolo http://www.scientificblogging.com/chatter_box/brief_history_english_language e lo mette a disposizione alla pagina http://onetranslationperday.wordpress.com/2009/04/28/a-brief-history-of-the-english-language/, dalla quale traggo alcuni stralci:

Era il quinto secolo E.V. quando gli Angli e i Sassoni si insediarono in Britannia. La loro lingua fu la base di tutte le varianti dell’inglese moderno. Crebbe e si sviluppò e divenne la lingua della gente comune e degli studiosi, dei re e dei pastori. L’inglese era quello di Wessex, del re Alfredo e della sua corte. Quello specifico dialetto era la lingua delle persone di cultura.

Fino al 1066.

Dopo la morte di Edoardo il Confessore, Harold Godwinson e Guglielmo di Normandia si sfidarono per il diritto al trono d’Inghilterra. Mentre Harold era impegnato a combattere le truppe invasori di Harold Hardrada, Guglielmo sbarcò con il suo esercito sulla costa ovest, vicino ad Hastings. I soldati di Harold sconfissero gli scandinavi e marciarono a sud per confrontare i Normanni. Durante la battaglia, gli uomini di Harold ebbero la meglio fino a quando ruppero i ranghi per seguire un gruppo di normanni fuggitivi. Guglielmo approfittò della lieve mancanza di disciplina e ruppe i ranghi dei difensori.

Il resto, come si suol dire, è storia.

L’inghilterra normanna

I Normanni imposero la loro lingua in tutto il paese. A lungo nessuno che non parlasse francese normanno poteva avanzare. Il francese era insegnato nelle scuole non come lingua straniera, ma come lingua nazionale.

[…]Nel 1263, Mattoe di Westminster scrisse che chiunque non sapesse parlare inglese era considerato “vile e spregevole” dalla gente comune. In un breve arco di tempo iniziò una pressione dalle classi basse per ristabilire l’inglese come lingua nazionale.

L’ascesa dell’inglese

Nel 1272, Edoardo I diventò il primo re inglese dai tempi di Harold ad avere un nome Anglosassone. In breve tempo, si insinuò l’idea che un uomo educato deve viaggiare molto e non incontrare nessuno che parli francese.

Il passo decisivo verso l’inglese come lingua nazionale si ebbe dal 1350 in avanti.

[…]Per avere un’idea della diversità, è sufficiente confrontare questi versi inglesi di Sir Gawain and the Green Knight:

SIÞEN þe sege and þe assaut watz sesed at Troye,
Þe bor3 brittened and brent to bronde3 and askez,
Þe tulk þat þe trammes of tresoun þer wro3t
Watz tried for his tricherie, þe trewest on erþe:

The siege and the assault was ceased at Troy
the burg destroyed and burnt to ashes,
he who had planned and wrought that treason
was tried for his treachery, the truest on Earth:

[…]

La vita e il tempo di Geoffrey Chaucer.

Nel corso del secolo in cui nacque Chaucer, il modo di vita inglese cambiò radicalmente e per sempre. Il clima europeo cambiò, si fece più freddo. Per tutto il secolo gran parte dell’Europa fu afflitta da carestie, la peggiore delle quali fu la cosidetta Grande Carestia tra il 1315 e il 1317. L’eccessiva crescita demografica e la sottoproduzione di alimenti portarono ad un’economia incontrollabile segnata da fame e morte. Denutrizione e insufficiente sapere scintifico sul controllo delle malattie, resero la popolazione vulenrabile al tifo e ad altre malattie infettive. Inghilterra e Francia entrarono in quella che sarà poi chiamata la guerra dei cent’anni. A ruota, arrivò la Morte Nera.

A questo caos economico e sociale si aggiungeva l’insoddisfazione del popolo per il modo in cui funzionavano le cose. La popolazione iniziava a ribellarsi alla consueta idea secondo la quale ogni persona ha un posto prestabilito nella vita. John Wycliff si assicurò il supporto popolare grazie ai suoi attacchi ad una Chiesa ricca e corrotta e al potere che il Papa, seppure lontano, esercitava sui monarca inglesi. Wat Tyler si riservò un posto nella storia fomentando la rivolta contro tasse eccessive e uomini di chiesa corrotti. Fu un’epoca di cambiamenti.

Nel 1382, Wycliffe completò la sua traduzione della Bibbia dal latino volgare all’inglese. Era un inglese semplice e scarno, che mirava all’accuratezza della traduzione piuttosto che ad un senso di prosa o poesia.

1 In the bigynnyng God made of nouyt heuene and erthe.
2 Forsothe the erthe was idel and voide, and derknessis weren on the face of depthe; and the Spiryt of the Lord was borun on the watris.
3 And God seide, Liyt be maad, and liyt was maad.
4 And God seiy the liyt, that it was good, and he departide the liyt fro derknessis;
and he clepide the liyt,
5 dai, and the derknessis, nyyt. And the euentid and morwetid was maad, o daie.

Le Storie di Canterbury

In un’Inghilterra in cui il francese e il latino erano ancora le lingue dei dotti, Geoffrey Chaucer decise di scrivere in inglese. Nei suoi scritti raggiunse un livello talmente elevato che il suo stile fu accettato e adottato per i due secoli a venire. Nonostante Chaucer scrisse molto più delle Storie di Canterbury, è grazie a questi scritti che è più notoriamente ricordato. Dei suoi lavori, questi sono i più leggeri, leggibili, piacevoli e diretti. Il discorso riportato può essere stato enfatizzato al fine della satira. In questi racconti, Chaucer sembra aver inserito estratti molto vicini alle storie greche e latine, reminiscenze personali dei suoi viaggi e forse qualche racconto della tradizione inglese.

Il suo inglese non aveva uno stile letterario, non aveva una grammatica formale e nemmeno un dizionario. Chaucer era una penna libera. Conosceva l’inglese della corte reale, delle corti di giustizia e del parlamento. Conosceva la logica e la retorica, il francese, l’italiano, il latino e molto probabilmente anche il greco. Era un uomo di corte, un poeta, un gentiluomo, un cavaliere della contea di Kent e un attento osservatore della natura umana. Era anche dotato di un orecchio acuto per l’uso comune della lingua.

Prendendo quello che potremmo definire l’inglese germanico del popolo e quello normanno della classe dirigente, Chaucer creò una nuova combinazione di parole e frasi. I trattati medievali sulla scrittura (latina) riconoscono solo tre stili: complicato, medio e semplice. Giovanni di Garland scrisse con lo stile del linguaggio del pastore, dell’agricoltore e della persona di classe elevata. Chaucer sfruttò almeno sei stili di linguaggio per dare vitalità e realismo ai personaggi delle sue Storie di Canterbury.

Bisogna specificare che questa nuova miscela di inglese era un inglese medio, a metà tra primitivo e moderno. La pronuncia della “e” finale e delle terminazioni in “-ed” stava solo iniziando a svanire. La poesia di Chaucer portò questa tendenza agli estremi: “telle” era pronunciato “tell-uh”, “speak”, scritto speke, veniva pronunciato “speak-uh”.

Who so shall telle a tale after a man,
He moste reherse, as neighe as ever he can,
Everich word, if it be in his charge,
All speke he never so rudely and so large;
Or elles he moste tellen his tale untrewe,
Or feinen thinges, or finden wordes newe.

In un Paese in cui l’educazione era principalmente in mano alla Chiesa, la Bibbia di Wycliff aiutò a diffondere l’inglese scritto. In un Paese in cui i poeti cantastorie erano largamente rispettati, gli scritti di Chaucer aiutarono a diffondere l’inglese come nuova lingua della letteratura. Per la prima volta, un inglese giustamente uniforme era la vera lingua nazionale dell’Inghilterra.

Chaucer si conquistò la fama di scrittore in lingua inglese in un’epoca in cui gli uomini di lettere scrivevano principalmente in latino e francese. Il suo successo ha portato molti altri scrittori che avrebbero altrimenti scritto in francese o latino, a creare “a bok for Engelondis sake” (un libro per il bene degli inglesi).

And for that fewe (few) men endite (creare)
In oure (our) englyssh (English), I thenke make
A bok (book) for Engelondis sake.

La serpe della divisione, John Lydgate (1370-1451 ca)

John Lydgate, nonostante pieno di elogi per Chaucer, non rispettò la sua astensione dalle regole tradizionali della retorica e creò un proprio stile personale impegnativo e complicato. John Skelton, d’altro canto, ebbe sempre un occhio di riguardo per le tradizioni e utilizzò uno stile di poesia che i suoi detrattori definiranno poi troppo semplice. Skelton fu il poeta di corte di Enrico VII, il tutor di suo figlio Enrico VIII e più avanti oratore personale del Re.

My name ys Parrot, a byrde of Paradyse,
By Nature devysed of a wonderowus kynde,
Deyntely dyeted with dyvers delycate spyce,
Tyll Eufrates, that flodde, dryvethe me into Ynde,
Where men of that contre by fortune me fynde,
And send me to greate ladyes of estate;
Then Parot moste have an almon or a date.

A cage curyowsly carven, with sylver pynne,
Properly paynted to be my coverture;
A myrrour of glasse, that I may tote therin;
These maydens full meryly with many a dyvers flowur
Fresshely the dresse and make swete my bowur,
With, ‘Speke, Parott, I pray yow,’ full curteslye they sey,
‘Parott ys a goodlye byrde and a pratye popagay.’

Il mio nome è Pappagallo, uccello del Paradiso,
Dalla natura creato con una dote meravigliosa,
Delicatamente insaporito con varie spezie delicate,
L’Eufrate, che straripò, mi condusse all’Ynde,
Dove gli uomini del posto mi trovarono per caso,
E mi consegnarono alle splendide signore di corte;
Così Pappagallo deve avere una mandorla o un appuntamento.

Una gabbia curiosamente serrata, con una chiave d’argento,
Disegnata apposta per mia copertura;
Uno specchio di vetro, in cui io mi riconosca;
Queste dame piene di gioia con molti fiori,
Vestono fresche e rendono dolce il mio alloggio,
“Parla, Pappagallo, ti prego” molto cortesemente dicono,
“Pappagallo è un ammirevole uccello e un bell’oratore”.

“Speke Parrot” (”Parla Pappagallo”), John Skelton (1460-1529 circa)

Mentre John Skelton fu un autore popolare a suo tempo, il suo stile non fu mai particolarmente imitato. Col passare del tempo, venne ricordato come “mero” satirico e scrittore comico. Tuttavia, i suoi scritti mostrano una grande varietà di stile, un vocabolario ricco e l’influenza, a volte troppa, delle tradizioni della retorica. Certo è che Skelton aiutò a diffondere l’idea che l’inglese potesse essere usato nella scrittura in un’epoca dominata dalla scuola latina.

“Skelton a sharpe satirist, but with more rayling and scoffery then became a Poet Lawreat, such among the Greekes were called Pantomimi, with vs Buffons, altogether applying their wits to Scurrillities&other ridiculous matters.”

“Skelton era un acuto satirico, ma inveendo e deridendo divenne un poeta di corte, uno di quelli che tra i greci venivano chiamati Pantomime, e con Buffons usava il proprio ingegno per questioni ridicole”.

L’arte della poesia inglese, George Puttenham (1529-1590)

In questa epoca del latino medievale, il latino era la lingua dell’istruzione. Era la lingua internazionale. Quando la parola “grammatica” significava “un corpo di scritti” e la “retorica” era “l’arte della lingua ornamentale”, le scuole di grammatica insegnavano “un corpo di scritti” come esempio principe dell’ “arte della lingua ornamentale”. Tutto era insegnato in latino, a ragazzi che dovevano usare il latino per conversare privatamente, da maestri esperti in latino. Il grande successo di Skelton fu la sua capacità di usare il latino per arricchire il vocabolario inglese “anglicizzando” le parole latine e francesi, adattando i significati a nuove parole e inserendoli nella grammatica inglese che si stava evolvendo in modo naturale.

[…]Caxton fu autore, traduttore ed editore. Decise di modificare quello che stampava in base all’osservazione del suono: la lingua viene cambiata dai suoi fruitori. Cercava di ottenere per l’inglese quello che in Europa era già stato realizzato per il latino — uno standard che scrittori e tipografi potessero seguire. Suoi seguaci furono Wynkyn da Worde e Richard Pynson. Pynson, essendo tipografo di scritti legali, ebbe un grande incentivo per regolarizzare le sue produzioni. La legge è l’area degli obiettivi di chiarezza dichiarati e della mancanza di ambiguità nella lingua. Una consistenza nella scelta delle parole, dello spelling e della grammatica è necessaria per raggiungere questi obiettivi. La tradizione della tipografia è oggi portata avanti dagli editori.

La lingua inglese era cambiata e i termini del passato vecchi e familiari erano ora incomprensibili. Caxton aveva visto vecchi testi scritti in un inglese che lui stesso non riusciva a capire. Aveva perfino notato un cambiamento nella lingua dai tempi della sua giovinezza a quelli della sua vecchiaia: “Certamente la lingua utilizzata ora è molto diversa da quella che veniva parlata quando ero piccolo”.

[…]

[Da qui in avanti, Shakespeare… Ma lo potrete leggere direttamente sul sito che ho indicato sopra. :)]

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