Darwin e il linguaggio

Posted on 22 maggio 2009

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Per mia parte, seguendo una metafora di Lyell, stimo le memorie geologiche naturali come una storia del mondo conservata imperfettamente, e scritta in un dialetto che varia nel tempo; di questa storia noi possediamo il solo ultimo volume, che si riferisce a sole due o tre contrade. Di questo volume non ci è rimasto che qualche breve capitolo qua e là, e di ogni pagina non abbiamo che poche linee sparse. Ogni parola del linguaggio lentamente variante, con cui questa storia è scritta, essendo più o meno diversa nei capitoli successivi, può rappresentare i cambiamenti, apparentemente improvvisi, delle forme della vita sepolte nelle nostre formazioni consecutive e interamente separate.

Charles Darwin, “Sulla origine delle specie per elezione naturale, ovvero conservazione delle razze perfezionate nella lotta per l’esistenza” (1859), capo X: l’intera opera è consultabile su WikiSource. Il corsivo e il link sono miei.

Le ultime parole di un testo possono talvolta riassumerne l’intero contenuto, ma non sempre questo è vero. Quanto, del cristianesimo, è rappresentato nella frase “Andate, è finita“? Con questa metafora linguistica Darwin sottolinea come le specie attuali non rappresentino affatto il culmine della loro evoluzione, bensì un fotogramma imperfetto e frammentario di un film infinito (beh, il paragone col film ce l’ho messo io: nel 1859 sarebbe stato difficile).

Il 2009 è il bicentenario della nascita di Charles Darwin nonché il centocinquantenario della prima pubblicazione de “L’origine delle specie”.

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