La trasmissione della conoscenza nei secoli

Posted on 22 luglio 2009

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Circola ovunque, anche tra chi ha a che fare con la trasmissione della conoscenza, un diffuso malinteso circa il potere dei libri. Circa la forza delle testimonianze o delle narrazioni scritte.

Se un libro è buono, i posteri lo recepiranno e ne propagheranno la diffusione.
Anzi, di più: un buon modo per giudicare il valore di un’opera del passato è verificare se questa è sopravvissuta alla storia. O perlomeno nella memoria collettiva.

Purtroppo non è così. Opere che all’epoca sono state considerate straordinarie ora sono irrimediabilmente perdute, e ciò che ne resta sono semplicemente gli entusiastici commenti dei loro lettori di allora (commenti che purtroppo non sempre citano l’opera così da conservarne almeno uno stralcio).

Nel dodicesimo secolo Giovanni Tzetzes cita nei suoi scritti un’enorme quantità di opere letterarie che provenivano dal passato. Ne riporta stralci, talvolta le riassume in poche parole: siamo nel Medioevo, siamo a Costantinopoli, e la letteratura antica è ancora “gettonatissima” e ben distribuita. Leggendo gli scritti di Tzetzes ci immaginiamo un ambiente intellettuale vivace e sfaccettato, pieno di racconti di viaggio, trattati sul pensiero umano, traduzioni tra le più disparate…
Vent’anni dopo gli scritti di Tzetzes niente di tutto questo è più disponibile: è bastata la quarta crociata a eliminare un’impressionante quantità di opere greche e antiche dai nostri scaffali, senza alcuna considerazione sul loro merito. Non si tratta di selezione naturale, anzi: la selezione l’ha fatta l’uomo. A caso.

Faccio un salto di diversi secoli e cito un raccontino (diciamo minore) di Asimov: I banchetti dei Vedovi Neri.

Anche il caso gioca la sua parte. Eschilo e Sofocle scrissero novanta tragedie l’uno, e soltanto sette ne sopravvivono. Chi può dire che siano proprio le migliori? Saffo era considerata dagli antichi Greci una poetessa da reggere il paragone con Omero, eppure quasi niente della sua opera è giunto fino a noi.

Nel libro “La rivoluzione dimenticata – il pensiero scientifico greco e la scienza moderna“, edito nel 1998 da Feltrinelli, Lucio Russo si dedica anche a questo argomento, analizzando i vari motivi che hanno permesso a determinate conoscenze di epoca ellenistica di giungere ai posteri. Nessuno di questi motivi ha a che fare con il valore dell’opera.

Ora. Il punto è che anche per quanto riguarda i contenuti digitali si parla spesso di “permanenza sulla Rete”. Numerosi blogger, ad esempio, spendono parecchi dei loro bit per confrontare la propria attività con quella giornalistica tradizionale, e all’interno di questa querelle si giocano anche la carta della permanenza dei contenuti: scrivere su di un blog distribuirebbe meglio le idee nello spazio e nel tempo, cosa che il giornalismo su carta non saprebbe fare.
Tra qualche anno un articolo pubblicato oggi su di un quotidiano sarà ancora disponibile nelle principali biblioteche, un articolo pubblicato oggi su di un blog sarà ancora disponibile online. E sappiamo tutti che accedere alla biblioteca che conserva quel certo quotidiano di quel certo giorno non è immediato quanto accedere invece alla Rete.

Tuttavia è anche vero che per scovare un’idea presente in Rete occorre utilizzare un motore di ricerca, e che questo funziona a modo suo:

  • dà rilevanza ai contenuti modificati e aggiornati più di frequente;
  • dà rilevanza a ciò che viene linkato da altre pagine (interpretando ogni link come un voto a favore);
  • dà la precedenza agli ultimi aggiornamenti.

Perché un’opera sia “recuperabile” deve essere spesso aggiornata, deve essere spesso linkata, deve essere recente: in tal modo l’opera potrà collezionare “voti” e sperare di restare a galla. In questo senso tutto dipende dall’attività svolta all’interno della Rete, mentre viene ignorata qualsiasi operazione svolta “da quel contenuto” fuori dalla Rete.

Ad esempio, uno studioso delle opere di Dante che dovesse spingersi a paragonare l’autore PincoPallino al nostro Poeta nazionale dovrebbe essere preso in debita considerazione e pesare ben più che altri commentatori di PincoPallino. Sto pensando, nello specifico, ad un sistema che attribuisca authoritiy ad uno scritto (e/o al suo autore) sulla base di considerazioni che stanno al di fuori della Rete.

Tzetzes non ha il suo blog né scrive tutti i giorni di letteratura: eppure a me piacerebbe sapere che peso dare alle sue citazioni di Aristea di Proconneso.

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