Le lingue morte nell’epoca della loro riproducibilità tecnica

Posted on 16 settembre 2009

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Spero che Walter Benjamin perdoni la mia storpiatura al titolo del suo bellissimo saggio.

In realtà non intendo parlare di lingue davvero “morte”, quanto di lingue alle quali manca ormai poco per diventarlo: lingue in via di estinzione, per dir così. Dato infatti che una lingua non è un monolite invariabile ed eterno, bensì un fenomeno culturale in continua evoluzione, ogni lingua muta nel tempo (e nello spazio) seguendo una serie di spinte:

  • prestiti e calchi (per lo più lessicali) dovuti al contatto con lingue straniere
  • neologismi (creazione di nuove parole, raramente di regole grammaticali)
  • mutamenti fonetici o semantici

Ma una lingua modifica anche il prestigio che essa porta con sé: trattandosi di fenomeno culturale, una lingua esprime quell’insieme di costumi, usi, abitudini, credenze, valori e ideali che appartengono alla cultura di cui essa fa parte; si pensi ad esempio a ciò che si portano dietro i dialetti lombardi, le lingue celtiche parlate nel Regno Unito, le lingue napoletano, friulano o sardo.
Ogni lingua è simbolo di una cultura.

Se però il prestigio di una lingua o di un dialetto cade, i parlanti di quella lingua o di quel dialetto tendono ad abbandonarla o abbandonarlo.  E a decretarne la scomparsa.

Naturalmente non tutti sono d’accordo nel far morire la propria (o una propria) lingua: i tentativi di tenere artificialmente in vita lingue in via d’estinzione sono esistiti praticamente da sempre, e possono suddividersi in due tronconi:

  • tentativi “dall’alto” (il governo si interessa alle minoranze linguistiche o dialettali e ne promuove per lo più l’insegnamento nelle scuole);
  • tentativi “dal basso” (alcuni privati pubblicano notizie e narrativa attraverso mezzi di comunicazione di massa di cui dispongono, quali quotidiani, programmi radio, sceneggiati televisivi o, da una ventina d’anni a questa parte, pagine Web).

La notizia è che qualcuno sta cercando di utilizzare un nuovo canale come mass medium per diffondere lingue in via d’estinzione: la consolle Nintendo DSi.

Immagini della consolle Nintendo DSi, da Wikipedia

Immagini della consolle Nintendo DSi, da Wikipedia

La Thornton Media, azienda situata a Banning (California), ha creato il software “Language Pal” con cui è possibile utilizzare registrazioni audio in più dialetti all’interno di videogiochi da utilizzare con la consolle portatile Nintendo DSi. E i clienti che volessero utilizzare il software per salvare la propria lingua lo otterrebbero gratuitamente.

L’idea è che i bambini fruiranno dei videogiochi in ogni caso: tanto vale esporli alla lingua del proprio contesto culturale. E la Thornton Media, difatti, è partita con un’applicazione di base in Cherokee, la lingua di Don Thornton, presidente dell’azienda: 467 file audio che includono parole, frasi di uso comune e singole sillabe.

Sulle minoranze linguistiche ho già pubblicato un articolo a proposito della mappa delle lingue in via d’estinzione curata dall’UNESCO.
Sul fatto che le lingue evolvano (a dispetto di alcuni suoi parlanti) ho pubblicato diversi articoli, tutti etichetatti con il tag “difesa dell’italiano“.

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