Etimologie come aperitivo.

Posted on 26 agosto 2010

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Questo post non l’ho scritto io. Diciamo che ho partecipato alla sua stesura presenziando ad un aperitivo… Ma questo post è in realtà questo post: http://403.splinder.com/post/23202367/eugenio-bennato-live-a-busto-arsizio. Lo cito tale e quale.

Eugenio Bennato live a Busto Arsizio.
Questo post non parla di musica.

Ieri raggiungo un amico che sta prendendo un aperitivo con un suo amico, che non conosco ma che mi sta subito simpatico (nonostante mi venga presentato come un “linguista computazionale”, qualsiasi cosa sia)… dopo un po’ capiamo chi siamo, nel senso che lui capisce che io sono 403 (quindi non solo un amico sconosciuto del suo amico, ma anche uno di cui qualche volta ha letto il blog) e io capisco che è un blogger che seguivo (e che seguirei ancora, se solo postasse)…

La serata procede e gli aperitivi pure (che, al mio arrivo, loro sono già al secondo giro e per non restare doppiato, e per rimettermi in pari, ne ordino due assieme con due cannucce, smangiucchiando poco o nulla che poi siamo a cena con un altro amico e non voglio rovinarmi l’appetito).
Ad un certo punto salta fuori che il linguista computazionale ha un fratello che di nome fa Hermano. Ossia il nome di suo fratello è una parola che vuol dire“fratello” (sia pure in spagnolo). Un po’ come chiamare “gatto” il proprio gatto (o come chiamare “album” un proprio ellepì e poi, quando da quel disco ci tiri fuori un 45 giri, dargli il titolo “single”)… ma qui è più complicato perché il nome di Hermano secondo me lo hanno deciso i genitori (e quindi avrebbero dovuto chiamarlo Hijo, a logica) però visto che Hermano è il fratello minore, forse i genitori hanno fatto scegliere il nome ai due fratelli maggiori e tutto così avrebbe un senso (già, avrei dovuto chiederglielo).
Anche se non c’entra molto (ma ormai siamo al terzo giro di aperitivi, che li ho raggiunti, e forse sono pure un’incollatura avanti, e la mente si fa più elastica, anche troppo) l’idea di un fratello che si chiama “fratello” mi fa venire in mente la frase “Eugenio Bennato live a Busto Arsizio”. Una frase con cui, nella mia testa, mi balocco da anni.

Perché “Eugenio” deriva dal greco e vuol dire “di nobile stirpe” o, più semplicemente, “ben nato”, appunto. Mentre “Busto”“Arsizio” invece derivano entrambi dal latino e vogliono dire entrambi la stessa cosa: “bruciato”“riarso”.

Di doppi nomi ridondanti così belli, in anni e anni, non ne ho trovati altri. Certo, il nome scientifico del camoscio è “Rupicapra Rupicarpa” e poi nella serie a fumetti Martin Mystère c’è un personaggio, un ispettore di polizia di New York, che tutti chiamano solo “Travis” (sia quelli in intimità, sia chi – se fosse in Italia – gli darebbe del lei) e nessuno sapeva quale fosse il suo nome di battesimo (o, alternativamente, il suo cognome, che mica si capiva bene)… poi, dopo decine e decine di numeri, un colpo di scena: il tizio si chiama “Travis Travis” di nome e di cognome (un po’ come “Giacomo Giacomo”, il celebre inventore della tremarella).

Poi, dopo quel pensiero su Giacomo Giacomo, ho pensato che forse dovrei smetterla di bere. O quantomeno dovrei smetterla di bere a digiuno in prossimità di linguisti computazionali (qualsiasi cosa siano).

Grazie, 403 :)

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