Per non mangiarsi le parole (non proprio tutte, ecco) [Updated]

Posted on 15 giugno 2011

0


Ricevo e volentieri pubblico (anche se si tratta di un evento limitato purtroppo alla sola città di Milano).

Slow Food Milano e Nuova Informazione organizzano il convegno “NON MANGIAMOCI LE PAROLEVizi e virtù delle news sul cibo “cucinate” dai media italiani

Guide, eventi, grandi spazi sui media, enormi investimenti pubblicitari. Ma l’informazione sul cibo è tutta commestibile? E’ davvero completa, corretta, indipendente?

Sabato 18 giugno 2011 dalle 10:00 alle 12:30 in via Bezzecca 24 a Milano, nella sede del Cral del Comune (http://goo.gl/maps/ap36, a cento metri da largo Marinai d’Italia), ne discutono:

  • Letizia Gonzales – Presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia
  • Pierluigi Basso – Semiologo e saggista (Università Iulm di Milano e Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo)
  • Massimo Artorige Giubilesi – Tecnologo alimentare, consigliere dell’Ordine nazionale dei Tecnologi Alimentari
  • Alex Guzzi – Giornalista, gastronomo e sommelier (firma la rubrica “A tavola” sul Corriere della Sera)

Conclude:

  • Roberto Burdese –  Presidente di Slow Food Italia

Modera:

  • Saverio Paffumi – Nuova Informazione”, Consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti

AGGIORNAMENTO (20 giugno 2011):
Riassumo, per tutti coloro che dovessero essere interessati, gli argomenti trattati durante la conferenza. Sostanzialmente sono stati indicati i problemi, già noti a tutti, del giornalismo italiano e sono stati lanciati appelli a maggiore responsabilità, preparazione tecnica di chi scrive e così via. Si è parlato del caso del batterio Escherichia Coli senza che tuttavia nessuno citasse nemmeno una volta il problema della verifica delle fonti (cosa che per esempio ha permesso di scrivere, in Italia, “germogli di soia” là dove le fonti in tedesco parlavano di soli germogli, in senso generico).
L’unico intervento degno di nota è stato quello del semiologo Pierluigi Basso, del quale riassumo alcuni suoi spunti.

Un oggetto culturale viene lavorato e manipolato “alla fonte” affinché coincida con le aspettative del pubblico; occorrerebbe dunque riappropriarsi della fase di assimilazione dell’oggetto culturale. E per rallentare questa fase di assimilazione occorrerebbe, tra le altre cose,

  • connettere nuovamente il cibo al territorio e
  • connettere le persone che producono alle persone che consumano (quello che il professor basso ha chiamato “intersecare destini”).

L’idea è che la pubblicità (per fare un esempio di comunicazione) abbia creato forme di valorizzazione con cui dotare di scelte anche chi ne sia provvisto. Ovvero: ignorando ciò cui puoi essere davvero interessato, la comunicazione pubblicitaria crea il tuo interesse, il tuo gusto, e finisce con il creare il tuo bisogno. Tu non sai cosa acquistare ma te lo spiega lei. Dimenticandosi però la possibilità che tu non voglia acquistare nulla.
Questo metodo del creare valore funziona bene per creare bisogni là dove non ci sono: ma quando si tratta di individuare bisogni là dove invece ci sono, funziona soltanto se preso a piccole dosi, perché altrimenti si ottiene semplicemente di dare il valore massimo ad ogni cosa: tutto è indispensabile, tutto è esasperato, e da quel momento in poi ogni scelta è impossibile. Questa esasperazione del valore viene poi paragonata da Pierluigi Basso all’information overload che si può trovare sulla Rete: cerco qualcosa e trovo migliaia di risorse di cui non conosco il valore poiché è tutto schiacciato verso l’alto.

Incontrandoci al di fuori della conferenza abbiamo avuto modo di continuare il discorso su broadband e narrowband: se è vero che la pubblicità può valere come modello da studiare per capire cosa succede alla comunicazione (intesa in senso più generale), occorre tenere conto del fatto che ultimamente sono stati compiuti alcuni esperimenti pubblicitari all’interno dei social network: si sta cercando di capire se passare da una comunicazione “rivolta a tutti” ad una comunicazione “rivolta soltanto a quelli interessati” si ottenga, essenzialmente, la stessa quantità di vendite.
Il dottor Basso ha fatto notare un problema etico del narrowband (essere esposti solamente a ciò cui siamo interessati ci impedisce di avere una visione reale di ciò che compone per davvero il mondo che ci sta all’intorno – si veda in proposito un recente articolo di Alfabeta2), ma ciò che mi ha convinto di più è stato il pensiero espresso da chi mi ha accompagnato alla conferenza, Laura, che ha fatto notare come la creazione dei bisogni (l’effetto secondario che vi ho anticipato poco sopra) abbia di fatto ampliato il mercato ben al di là delle semplici e reali necessità che gli acquirenti potrebbero esprimere; viviamo al di sopra delle nostre possibilità, abbiamo creato un sistema economico fondato sul debito e ciò che vendiamo, sulla base dalla profilazione di un utente di social network, potrebbe non bastare più a sostenere l’economia. A meno che non si sfrutti proprio la fase di crisi che questo sistema economico sta attraversando: un esperimento di decrescita potrebbe essere ciò di cui la comunicazione “mirata” (narrowband) potrebbe avere bisogno.

Aggiungo infine anche alcuni appunti su di una parentesi teorica affrontata dal dottor Basso.
La teoria della comunicazione cui ci si rivolge a tutt’oggi è ormai vecchia di 70 anni. Negli anni ’60 si è teorizzato che la comunicazione fosse la trasmissione di un’informazione da una testa ad un’altra. Ne ho parlato anche nell’articolo “Lingua madre“: Noam Chomskyl può essere considerato l’esponente della teoria comunicativa (parliamo per trasmettere pensieri da una testa all’altra), lì dove Steven Pinker può essere considerato l’esponente della teoria cognitiva (parliamo per articolare in modo esplicito i nostri pensieri).
Il professor Basso, invece, sostiene che comunicare sia istituire una relazione tra identità. Non esistono “pacchetti informativi” (i mattoncini di cui parla Gianfranco Marrone su Alfabeta): del resto Pierluigi basso è pur sempre un allievo di Paolo Fabbri. Per approfondire l’argomento consiglio il volume “Semiotica in nuce: Teoria del discorso” a cura di Paolo Fabbri, Gianfranco Marrone.

Posted in: Facetiae