E’ un disastro irreparabile

Posted on 19 luglio 2013

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Ovvero: finis Poloniae.

Mi permetto di trascrivere qui l’ultimo brillante articolo di Personalità Confusa, pubblicato su http://personalitaconfusa.net/2013/07/19/finis-poloniae/

“Finis Poloniae.” Così ha risposto stamane il farmacista sotto casa mia alla signora anziana che gli domandava con caparbietà per quale motivo la sua medicina preferita fosse uscita definitivamente e senza preavviso dal mercato, insomma perché mai l’azienda produttrice avesse deciso di non produrla più e buonanotte.

Egli, il farmacista, ha pronunciato queste due parole, “Finis Poloniae” con gravità, allargando le braccia in un gesto da cerimonia religiosa. Io assistevo alla scena e pensavo tra me che non è facile, di mattina presto, ribattere a un farmacista che ti spiazza con un “Finis Poloniae” a sorpresa. E appunto la signora non trovava parole adatte, e anziché pretendere la traduzione o prenderlo a schiaffi, se ne è andata. Quasi senza salutare, forse (ma posso sbagliarmi) borbottando una colorita espressione dialettale indirizzata alla mamma del farmacista.

Dopo l’episodio mi son documentato e ora posso svelare (vantandomene inutilmente) che “Finis Poloniae” significa “è la fine della Polonia”, come i più arguti latinisti fra voi avevano già intuito.

La frase fu pronunziata molti anni fa, molti anni prima che la pronunciasse il farmacista, ossia il 10 ottobre 1794, in Polonia, appunto, dal generale indigeno Tàdeùsz Kościuszko, al termine della furiosa battaglia fra pochi polacchi malridotti e un esercito sei volte più grande composto da russi invasori crudeli e assetati di sangue.

La battaglia era terminata e al momento di declamare il motto che per secoli lo renderà celebre in tutto il globo (fuorché nelle farmacie di Lambrate), [continua a leggere sul blog di Personalità Confusa].

Buona lettura.

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